Il pensiero e il palloncino

Il pensiero e il palloncino

Ero rannicchiata,
le ginocchia al mento,
Potevo sentire le ossa,
Chiudevo in me
Il pensiero tuo,
Quel che di te so,
Lo tenevo al chiuso e al caldo
Chè certi pensieri
Vanno cullati e sorvegliati,
Non osavo muovermi,
Perché, lo sai, a volte
Basta muoversi un po’
E le sensazioni volano via,
Come palloncini dalle mani
Di bambini malaccorti
che poi hanno il volto
Rigato di lacrime.
Io cingo forte le mie gambe
Con le braccia a tenaglia
Immobile, sì che il pensiero tuo
Non fugga mai, non sia mai
Un puntino nel cielo

Amelia De Simone – settembre 2014

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L’unico desiderio tuo

Io ci provo a non covarti in petto,
A distrarre questa testa matta,
Disordinata e ferocemente innamorata,
Ma i pensieri miei come pulcini
Vanno pigolando in giro,
Rumorosi e allegri,
E sorrido se penso a come radunarli
E metterli in ordine (scappano dappertutto!)
É partita già persa,
Allora amore mio,
Rassegnati a stare fisso qui,
Tra fronte e cuore,
Tra pancia e bocca,
Racchiuso e trattenuto,
Ma so già che l’unico desiderio tuo
É stare tra fronte e cuore,
Tra pancia e bocca
Racchiuso e trattenuto.

Amelia De Simone – settembre 2014

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La fenditura

E perla di collana preziosa
Tu sei stato
Nella carne ci siamo desiderati
E mai le nostre carni abbiamo
Arrossati in volto pur solo sfiorato
Di tutti gli struggimenti, i sogni, I desideri, ora resta polvere,
Ma non sia amara questa fenditura
Sia solo la giusta distanza tra quel che
Poteva essere e, invece, non e stato
Rimani aderente a me, comprendi il
Pensare mio recondito e resta distante e colmo di te,
Non soffrire del mio dire,
È quanto si doveva ai nostri
Cuori ormai lontani, i passi ci
Portano via, la poesia tra noi
Sarà dolce ricordo e pienezza di noi.

Amelia De Simone – settembre 2014.

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Quelle donne

Quelle donne

Adoro quelle donne
Che quando si sentono dire sei bellissima
Non abbassano lo sguardo
E sanno di sé
Quelle che quando si sentono dire
Hai talento non si scherniscono
E sanno di sé
Quelle che quando le guardi intensamente
Non pensano ad aggiustarsi la gonna
Ma fiere si lasciano ammirare
E sanno di sé
Quelle che hanno così tanta forza d’animo
Che non sperano, ma fanno, stravolgono, rompono schemi
E sanno di sé
Quelle che si dedicano al bene degli altri
Ma non dimenticano il proprio bene
E sanno di sé
Quelle donne, che anche quando vessate,
Non barattano mai la loro dignità,
E sanno di sé.
E quelle donne che nella fatica quotidiana
Sanno sempre esser migliori di figurine plastiche
E sanno di sé

Amelia De Simone – settembre 2014

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Mi manchi

Mi manchi
E m’increspo di rabbia
Per un sentire così sordo
E forse assurdo
Mi manchi e non vorrei
Questa punta acuminata nelle carni
Mi manchi eppur nemmeno
M’hai sfiorata
Mi manchi e forse, crudele,
Non ti manco
Mi manchi e so quanti
Chili pesa l’assenza tua
Mi manchi e non so spiegartelo
Mi manchi e non ricordo più
Il perché
Mi manchi e vorrei colmare
Il vuoto di te
Mi manchi e forse non
Saprai mai capirlo
Mi manchi e indovinerò di me
Attraverso la tua lontananza

Amelia De Simone – settembre 2014.

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L’ora

Non è l’ora dei nostri incontri
E, quindi, è l’ora della solitudine,
Senza particolari inquietudini
O tristezze, semplicemente esser
Soli, lontani, altrove da te,
Un po’ di fiato corto e senza specchio.

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Non amo te

Non amo propriamente te
Ma quel che mi fai diventare
Non amo propriamente te
Ma le mani tue che mi insegnano
A impastare il pane quotidiano
Non amo propriamente te
Ma quel che mi fai vedere
Del mondo dal tuo oblò
Non amo propriamente te
Ma quei passi che mi fai
Danzare a cielo aperto
Non amo propriamente te
Ma quei libri intensi
Di cui mi fai innamorare
Non amo propriamente te
Ma quei sassi che raccogliamo
Chini lungo le spiagge aspre
Non amo propriamente te
Ma tutte le speranze
Che mi infondi
Non amo propriamente te
Ma tutte le piccole millesime
Cose che facciamo insieme
Non amo propriamente te
Amo me stessa per quel
Che vedo attraverso gli occhi tuoi
Non amo propriamente te
Eppure è te che amo.

Amelia De Simone – settembre 2014.

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A Dalila

Ti colmo, amore, di me,
Uso le mie mani per carezzarti,
Ti liscio i capelli, e il viso bello,
Quei fianchi di donna giovane,
E le tue palpebre, carne mia,
Ancora ti carezzo il viso caro
E ti stringo a me,
Ti riporto in grembo,
Ti riannodo al mio cordone.
Ti proteggo, anima mia,
E rubo i tuoi dolori
E scaccio via i tuoi guai,
Come una vecchia strega
Sarò il tuo amuleto,
E mai nessuno abbatterà
Il nostro muro di cinta.
Mi colmo, amore, di te,
E mi carezzi, mia amata,
E diventi medicamento
Ed essenza di vita.

Amelia De Simone – settembre 2014.

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Uscire dalla propria pelle

Io ci provo a spiegarti di me,
A raccontare delle cave, dei massi,
dei sentieri tortuosi, delle radici nodose,
Dei foschi antri, degli abissi profondi,
Dei sottoboschi ombrosi e scuri,
Ci provo a svelar di me, ci provo a testa bassa,
E tu provi a capire, ma inciampi
Nelle trappole che dissemino,
Nelle false realtà, negli indizi doppi,
Nei miei ossimori, perché svelarsi
È lasciarsi amare, svelarsi e diventare
Di vetro, è diventare fragile,
Svelarsi e uscire dalla propria pelle.

Amelia De Simone – settembre 2014.

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