Nel Mar Mediterraneo

Nel Mar Mediterraneo

12092509_10207399032401461_1712422013_nUn giorno d’ottobre
Abbandonerò queste terre di tini e viti,
Di bicchieri colmi di vini rubini,
Di terre carminie e faticose,
Di piole e trattorie,
E andrò in barca a vela, a increspare
Mari che si tingono di rosso all’alba,
Sarò un puntino nelle acque del Mediterraneo,
Avrò uno scialle rosso a fiori che non mi scalderà,
Ma mi lascerà credere di essere la più bella al mondo
Minuscola eppur visibile,
Infinitesimale eppur figlia amata del Creato,
Libera nel vento, creatura selvatica delle coste aspre,
Vinta dai baci del sole, sedotta dalla voce del mare.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Il cammino

Comprendi, compagno mio, che questo cammino
mi è solitario, faticoso eppur necessario,
devo rischiarar i miei oscuri nascondigli
e cavare alla luce il mio spirito fioco,
saper di me attraverso le parole negate
e i fardelli che gli dei malvagi
rovesciano sui miei cieli
le mie orme sono pesanti
ma tracciano il terreno,
dicono del mio passaggio
e danno un senso al mio andare

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Quel senso di pace

Quel senso di pace che hai
Quando sdraiato sul prato
Scruti il cielo e segui i disegni
Di nuovole che lievitano, si spostano
Bizzarre e allegre come bambine festose,
Il sole che si fa breccia
Tra le serene ovatte,
L’erba fa da giaciglio accogliente
Rigenera e nutre piccoli sogni
Con la mano strani disegni
Un sorriso spontaneo increspa le labbra
É tempo di seppellire le chimere
E osservare i fili d’erba
Che spuntano teneri dalla dura terra.
Forse é questo il senso della vita, un filo d’erba
E una mente senza dolori, quieta,
Colma di vita e sorda ai falsi palpiti.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Nato nudo

Ti attendo, non è mica resa,
So che mi tenderai le mani
E mi farai fare pace col mondo
E, talvolta, anche con te,
Nato nudo contro le guerre mie
(Quando sarò clemente
E generosa e un pochino
Meno puntigliosa)

Amelia De Simone – ottobre 2014

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É tempo di poesie

Ho un armadio confuso
Rispecchia la mia vita
Le stagioni sono matte
Mescolate, contaminate,
L”estate non é mai veramente estate
E così l’inverno, che non può
Vivere in pace la sua triste condizione,
Disturbato nel suo cammino lento e pesante
dai colori estivi e primaverili così inopportuni,
Nessuna stagione ha un’identità chiara,
La mia vita non ha cambi di stagione
Ogni giorno ha i tutti i colori dell’anno
Le sfumature mi avvolgono
E mi lasciano alla mercé del sentire
Malinconico dei giorni freddi e dell’euforia
Dei peschi in fiore, dei giorni leggeri
E speranzosi dei caldi avvolgenti.
Ho un armadio confuso,
Ho una vita confusa.
Ma ora è tempo di poesie.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Il cavallo arabo

Copiosa é la notte,
La mente che spurga,
Febbrile la penna,
S’infuoca la parola,
Il verbo si dipana,
S’assembla il verso,
E manda a riposar
Il cavallo arabo
Che imbazzarrito
Scalpitava nel recinto
Del silenzio e del
Sentire sepolto in petto.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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La sola cura

Non ho potuto raccoglierli
Questi frutti gravidi di sole
E miele ambrato,
L’albero si piegherá al peso,
Troppa é la pena per
L’aria tua distratta e senza
Tenerezze, senza fulgori
E cupida appartenenza
La sola cura a questa pelle sguarrata
È riempire le mani di carezze alle creature senza difese,
a chi si strugge,
E a chi lotta per un altro pezzo di vita,
strappare sorrisi é l’unico unguento
alle soverchierie di questi giorni erranti.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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L’ultima goccia di dignità

Una candela consumata
Colata goccia a goccia
Mentre una donna recita preghiere
Rapita dagli incensi e dai cupi marmi
Son quella candela,
Non ho più cera da consumare
Non ho più forze
Di ribellarmi all’assenza
D’amore,
Io parlo lingue sconosciute
Nessun viandante sa comprenderle,
Tanta gente, tanta folla,
Eppure a chi posso parlare, taccio,
Conservo l’ultima goccia
Di dignità.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Fango e rame

Io sono cupa,
d’una cupezza che non potrai
mai penetrare nè dissipare
perchè il sangue tuo è acqua
il mio è fango e rame,
se mi racconto leggera
non posso attendermi
letture profonde
La solitudine è la giusta punizione
di chi sparge versi e sospiri,
di chi arde e divampa,
perchè nessuno mai potrà
capire di quanti granelli
di polvere è ricoperta
l’anima mia.

Amelia De Simone – settembre 2014

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Rimango vergine

Mi guardo allo specchio
E vedo un’aura argento sul viso
E sui fianchi e sui seni
É il color lunare
É il colore prezioso
Freddo e altero
Mi guardo dall’alto
Mi son fatta di luce
Eppur sono così densa
Il mio corpo pretende peso
Non mi lascia disperdere nell’aria
Divento sacerdotessa di me stessa
Mi custodisco integra
Seppur violata
Non vendo i miei pensieri
Al miglior compratore
Rimango vergine coi miei rossori
E ancorata al mio credo.

Amelia De Simone – settembre 2014

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