Ricordi (Nonno Mimmo)

Piegati sulla rena bionda
A cercar telline, il mare spumoso,
Tu ci guardavi sempre bonario,
Con quegli occhi gentili e il sorriso
Degli uomini intatti e ancora fanciulli,
L’accento della terra dei briganti,
E il cuore dei re più generosi,
Ancora ricordo la spiaggia selvatica,
Gli arbusti e le canne di bambù e tu,
Col tuo coltellino hai fatto una magia,
Un flauto tutto per me,
Il petto mi scoppiava,
Ma ho saputo restituirti
Solo un sorriso timido
E spalancare quegli occhi cosi tondi
Sei andato via troppo presto,
Non ho nemmeno un tuo ritratto,
Ma tanti fotogrammi in testa,
E la tua grande eredità, bontà d’animo
E spirito dei bambini che giocano a fare
I corsari.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Ratto di nuove sabine

Se non hai niente da dirmi,
Non dirmi niente,
Farò tesoro di questo niente,
Sarà la misura della mia assenza
In te, piccola assenza, assenza indolore,
Continua a non parlarmi,
Saprò spiegare al mio insano sogno
Che é ora di andare, senza più attendere,
Farò un rito sciamano perché
L’ossessione di te diventi
Volo di rapace che germisce
Nuove vittime, ratto di nuove sabine,
E tu polvere che si disperde nel vento
Senza lasciar traccia né alito

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Sei del creato

Sei del creato

natura-animali-piante[1]Poi
ti alzi dal letto, guardi alla finestra,
Il cielo una tavolozza di toni arancio e rosa,
Le nubi pacifiche e grasse,
L’aria fina, rasserenante,
Smetti di appartenere a te stesso
E sei del creato intero

Amelia De Simone -ottobre 2014.

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Io e il gigante

Io e il gigante

Mio padre era un gigante,
Io così piccola, i ricci corti,
Gli occhi grandi e timidi,
Le ginocchia sempre sbucciate,
I calzettoni e le gonne in tweed,
Mio padre così buono e così bello,
Così, bambina innamorata, lo vedevo,
E idolatravo, volevo essere la figlia più amata,
E aspettavo una carezza sul capo,
Come fanno i cani randagi
E ora che mio padre é un bambino
Che attende tenerezze e non é più un gigante
So perdonargli la mano colma di vita affannosa
E parca di carezze

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Amare è un affare serio

Confondo i contorni del sogno
Non so se è vero quel che vivo
O ancora dormo e dispongo di te
E del tuo sentire liberamente
Me lo incollo addosso
Aderisce alla mia pelle,
E io sono te, ho i tuoi capelli,
Il tuo naso greco e la tua bocca densa
Le mani tue sono le mie,
E quegli occhi malinconici
Guardano le mie malinconie,
Il respiro tuo entra nelle mie nari,
Non distinguo più il battito
Del petto tuo dal mio.
E se e solo un sogno, non svegliarmi
Amore mio, lasciami vivere,
La dimensione dell’altrove,
Dove amare e un affare serio
E leggero, senza indagini
E senza dubbi.

Amelia De Simone – ottobre 2014.

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Amor molesto

Non è vero che io bramo la pace,
Folle bugia!
Chi vuole avere il cuore
Calmo, non lacerarsi in questi flutti
Continui, chi vuol dormire
Serenamente nel giaciglio?
Io, che nacqui di lava e sangue che ribolle?
Ma voi fantasticate, voi volete ridurre In schiavitù
Quest’animo indomito,
Piegarlo alla ragione e farlo ordinato,
Stolto e senza soffio vitale!
Ma che muoia prima!
E se passione non mi straccia le carni,
Non apra mai più gli occhi, che senza
L’amor molesto nemmeno val la pena
Di svegliarsi

Amelia De Simone – ottobre 2014.

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Parole

Parole

Olio che galleggia sull’acqua
E tante parole, tante, i dibattiti, e le tavole,
I convegni, le riunioni, gli articoli, le poesie
Tante tante parole, e la gente annega, parole,
La gente muore, e parole parole, parole in onda,
E sui giornali, e anche queste sono parole,
Intanto la gente è morta, non ha saputo
Salvarsi con le parole, le parole non salvano,
Non ti portano sulla rena riparatrice,
Le parole possono solo illudere, infiammare animi,
Ma poi non sono un salvagente, solo olio che
Galleggia sull’acqua, le bare di legno, i pianti disperati,
Creature sott’acqua e creature senza madri,
Poi ancora parole, la coscienza che dorme,
I dolori piagano solo chi li vive,
Le parole colmano solo chi le dice

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Di te non amo

Di te non amo la pelle bionda
Che non ho potuto sfiorare
Né i tuoi occhi malinconici
Che non ho potuto baciare
Né i fianchi morbidi
Che non ti ho visto inarcare
Né la bocca tua che avrei
Consumato di baci ardenti
Io non amo nulla di tutto questo
Amo molto di più, e con forza prepotente,
Ti amo tutta, mia bramata vestale,
Amo le parole che m’hai lasciato
In pegno e l’incontro furtivo,
Che ancora mi vibra nelle carni,
Lasciarti andare e così penoso,
Concedimi almeno di consumarmi nel ricordo tuo,
Nell’assenza della tua voce,
Nel dolore di averti trovata così unica e mia,
E persa un istante dopo.

Amelia De Simone – ottobre 2014.

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Il funambolo

Era talmente evidente
Che ero caduta nel tuo sonno
E non volevo ravvedermi
Ritornare ai mesi senza tempo
Ai ritmi senza musica e brio
Non volevo saperne
Di non sognare più
Le carni incatenate,
Le bocche morbose,
Gli occhi che cercano gli occhi,
Era tempo di vivere i giorni veri
Eppure tu, pernicioso, t’aggrappavi
Tenace ai miei pensieri, e facevi
Il funambolo sulla corda
Dei miei desideri, sempre in bilico,
Ma poter cadere non era contemplato,
La sicurezza in te era l’equilibrio tuo,
Il tuo passo deciso e impavido
Su questo filo così forte così fragile.

Amelia De Simone

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