Occhi messia

A costato nudo mi guardi,
Ti stupisci delle mie ossa,
E della pelle palpitante,
Cerchi di capire altro,
Oltre, l’altrove mio,
Di sapermi dentro,
Di leggere le vie delle vene blu,
Di interpretare i miei fotogrammi,
I miei sussulti silenziosi.
Forse saprai andare oltre la pelle,
I miei pensieri ti scrutano,
Attendono gli occhi messia.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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La tua assenza é misura

La tua assenza la misuro con i passi,
Chilometri di strada senza le tue orme,
Lunghe vie con case dalle finestre chiuse,
Sentieri ripidi senza macchie d’erba,
La tua mancanza é ferita all’intelletto,
Clamore nella ratio riduttiva,
É il mistero dei cuori che non conoscono
Ragioni e si consumano di ardori.
La tua assenza é l’acqua evaporata
Di quel mare che bagnava le nostre culle,
la tua assenza é un nodo, é un’offesa,
La tua assenza é misura, chilometri
Di vita vuoti di te, di passi senza meta.
Amelia De Simone – ottobre 2014

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L’unguento

È così raro questo soffio in petto,
Faccio fatica a tenerlo per me,
Spuntato come filo d’erba nella roccia,
Vieni, prendine a piene mani, serviti,
Spargilo come sale sui tuoi giorni antichi
E come unguento su tutti i giorni nuovi

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Saremo pelle senza dolore

Una pagina della nostra storia
È rimasta vuota.
Un altro abbraccio, se é l’ultimo
La parola fine sarà il marchio nero
Sulla pagina immacolata,
Come cicatrice insolente
Se saranno braccia che cercano altre braccia,
Sarà solo che abbiamo bisogno di noi.
E saremo pelle senza dolore.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Concedimi mio spirito

Concedimi mio spirito

Cerco riposo, concedimi, mio spirito,
La mente gioiosa dei bambini,
Il cuore pulsante degli innamorati,
La verginità delle anime pure,
La sicurezza della presenza divina,
La pazienza e l’umiltà e, non ultima,
L’accettazione d’essere un puntino
Sparuto nell’infinito universo,
E concedimi, mio spirito,
D’errare ma non giudicare,
Di cadere ma mai precipitare,
Di aver bisogno d’ascolto ma d’esser forte
Concedimi, mio spirito, d’essere nella luce
E avere ad ogni alba la pelle nuova e il cuore vecchio

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Ti meravigli

Ti meravigli che io veda così spesse le pareti della mia solitudine,
Mi vedi libera e forte, non scorgi muri ma cieli aperti,
E rimani attonito, non comprendi tanta desolata tristezza,
Né mi offri mani e funi perché possa venir fuori dal pozzo,
Né comprendi i miei ardori, mi sospetti esagerate e incontrollata,
E io sospetto di dover tornare alle mie pareti spesse.
Spesse.
Spesse.

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Il rifugio

Tu sei il mio luogo segreto,
Le tue braccia sono il mio baluardo,
Entro nuda, vestita di pelle sottile,
Lo scudo abbandonato all’uscio,
Consegno a te gli ultimi miei averi,
Li custodirai con cura,
E diverrai il mio rifugio perenne

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Eppure mi ritrovo a parlarti

Non è a te che voglio dare i miei affanni,
non è cosa buona giusta
curvarti così la schiena, la soma mia
ricada gramigna sulle mie spalle,
eppure quante volte mi ritrovo a parlarti
nel buio e nel silenzio dei miei antri,
e ti ritrovo attento ad ascoltarmi
e a rendermi leggera e distratta
dai chiostri scuri, la mente risanata,
le labbra dischiuse al sorriso,
i fianchi cinti dalle tue braccia forti,
gli occhi affrancati nei tuoi di carbone,
consegnata alla tua pazienza antica e
sapiente, che non ribolle ma come àncora
tiene salda la barca e non la lascia alla deriva.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Tu hai la chiave

Sono raminga, è vero,
Non ho una casa in cui stare,
Ma la cercherò sempre, perché
Possa riposare ossa e cuore stanchi,
Confidare i miei segreti e saperli
Custoditi e difesi fieramente,
E ritrovare ragioni e afflati,
Ancora il gusto di sorprendermi,
E aver il sentire così acuto
Da inumidire gli occhi.
Questa casa così lontana
Eppur così vicina.
Tu hai la chiave, tu,
Lasciami entrare.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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