Oggi voglio fare outing: sono una persona con una affettività differenziata.
E’ un termine che sto inventando, credo non esista, almeno nell’accezione che sto concependo in questo momento, cioè ho un’affettività che covo e mostro solo, e non sempre, da vicino e spesso, però, claudicante, un’affettività poco palesata, poco fisica.
Da lontano sono incapace di tenere i rapporti, manco di telefonare, mandare un messaggio, far sentire all’altr* quanto ci tenga, spesso maggiormente con i parenti (anche quelli acquisiti, a cui sono legatissima) e con gli amici più cari.
Spero di non perderne nemmeno uno, ma è una speranza sciocca, qualcuno prima o poi si risentirà così tanto che non vorrà più avere rapporti con me e sarà un dolore enorme.
Eppure io, proprio io, mi risento se gli altri non mi mostrano il loro affetto, se si rannicchiano nel loro silenzio, credo fermamente di non essere mai presente nei loro pensieri e mi cruccio.
Forse è un sentimento immaturo ma comunque lo devo riconoscere e accettare. Per cui, non pensate mai che non vi amo, ma non lasciatemi mai pensare che non mi amate.
Pensieri
Siate il vostro futuro
L’unico mestiere che compete ai giovani e essere allegri. I giovani d’oggi vogliono fare il mestiere dei vecchi, essere tristi ad oltranza, avere l’ossigeno corto e pesante d’una bomboletta, e preoccuparsi d’un futuro scuro e nebuloso. Siate allegri, siate ottimisti, siate il vostro futuro! Non portatevi avanti, vivete con grande serietà la stagione della follia.
Ho una bellissima età
Una ragnatela di rughe attorno agli occhi mi racconta che ho una bellissima età, che amo e non vorrei mai fermare, perché è un’età così saggia da raccontarmi un futuro carico di bellezza, anche quando le rughe solcheranno le guance, il collo, le mani, il decolté, la bellezza che viaggia nell’etere, nella natura, intorno a noi, dentro di noi.
Se Dio mi ha dato un dono, è quello di percepirlo, e questo domina le mie nevrosi narcisistiche e mi dona pace nel pensarmi minuscola, parte di un qualcosa di infinito, caduca, mortalissima, seme nella terra per la natura futura
Il vero maestro
Occhi
Vestiti
Non è poesia
Non è poesia, cosa c’è di poetico nella solitudine, nell’essere irraggiungibile o, ancor peggio, raggiungibile ma mai raggiunta? Percepire di sé i confini, i difetti ma anche i talenti e i pregi, gli abissi ma anche, e profondità fertili e feconde, le immature reazioni e la larghezza di vedute.
Specchiarsi
Fin quando vorremo specchiarci nell’altro, non vedremo che riflessi alterati, troppo amore, troppo odio, troppa accondiscendenza, troppa severità di giudizio. Tutto troppo, sia a valenza positiva che negativa. Inutile cercare conferme, obnubilando la mente altrui, mostrando singole parti di sé, naturalmente quelle che noi riteniamo le migliori, in un gioco di prostituzione intellettiva, perché attireremmo semplicemente un sentimento parziale, manipolato e, di conseguenza, immeritato. Saper di sé da sé. Che non vuol dire isolamento sociale e relazionale, semplicemente indipendenza della dimensione più intima.
