Il futuro

Se ognuno di noi pensasse all’oggi come parte fondamentale del futuro che consegna a se stesso, lo vivrebbe più pienamente e responsabilmente. Io ad esempio oggi decido che il mio futuro dovrà essere pulito e splendente.

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Orgoglio e pregiudizio

Moltissimi anni fa ho letto un articolo su La Stampa del grande Guido Ceronetti, sullo stupido orgoglio di nascere in un luogo. Allora non lo compresi, mi pareva contrastasse con la mia necessità di appartenere al mio luogo di nascita, alla mia città, Torre Annunziata, dalla quale mi ero allontanata per seguire il mio progetto familiare, stanziandomi a Torino. Allora ero ancora un’ospite per Torino, per spiegare le mie sensazioni usavo dire che quando tornavo a Torre mi sentivo in ciabatte, comoda, rilassata, quando ero a Torino sui tacchi a spillo. Nei miei primi rientri a Torre pensavo “torno a casa”, fino a quando ho sentito di tornare a casa anche quando rientravo a Torino…poi negli anni tornare a casa per me voleva dire prevalentemente la casa torinese. E quindi il senso di appartenenza si e allargato, le sue radici si sono estese ed attorcigliate, si e aggrovigliato tutto il nodo emozionale legato ai rituali, alle esperienze, alle storie delle mie due terre. Ed ora ho compreso appieno le parole del Ceronetti: si nasce a caso in un luogo o nell’altro del mondo, e, pur non rinunciando alla propria identità culturale, alla fitta rete di conoscenze e sentimenti legati al luogo di nascita, e assolutamente ridicolo sentirsi superiori perché di e nati in Italia piuttosto che in Burundi, in America piuttosto che in India etc. Il vero orgoglio e aprirsi all’integrazione, accettarla se non promuoverla, conoscere la propria storia di dolorosa emigrazione italiana per condividere, per comprendere le sofferenze e difficoltà altrui. Sono orgogliosa di essere italiana, non quando gioca la nazionale, ma sempre, nonostante le tante ombre e infelici comportamenti di tanti. Orgogliosa ma non superba, fiera ma non prevaricatrice. Orgogliosa di essere in una città multietnica, una città per tutti, di tutti.

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Foto

Una foto può essere un messaggio? Sì, può far parte di quel corredo analogico che racconta di sé. Fotografarsi, lasciarsi riprendere, e una forma di riconciliazione con la propria immagine, e una prima dichiarazione d’amore a se stessi. Senza scomodare compulsioni (siamo tutti dei compulsivi, ai nostri giorni), senza pensare a chi vi ricorre come a un egolatra, pensiamo che può essere una forma poetica di amore per chi in passato ha sofferto di trasparenze affettive e si e negato all’obiettivo, a rafforzare la propria invisibilità. Beh, ora beccatevi questa (e ringraziate, vi poteva capitare la poesia serale!).

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Gli occhi

L’intensità e qualcosa che spaventa, scruta, sindaca, scava. Certi occhi dovrebbero essere chiusi con la forza perché rubano segreti, invadono spazi intimi, frantumano barriere, scardinano chiavistelli dalla ruggine antica. Certi occhi non guardano, leggono passati, capiscono presenti, presagiscono futuri. Certi occhi a volte sono stanchi, le palpebre si abbassano, ma vedono lo stesso. Non concedono riposo.

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La felicità

Scoprire di essere felici, pur avendo mille pensieri e difficoltà, e esso stesso un seme di felicità. Germoglia e attecchisci, semino mio, abbarbicati come un’edera e moltiplicati come la gramigna, buca il cuore dei miei cari e di chi mi vuol bene É talmente facile arrendersi al bello, ubriacarsi di bollicine di gioia. I life.

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