La madre

La madre e il piccolo tiranno I capelli neri, setosi, freschi di acque e oli,
Nascosti agli sguardi ingordi
Da stoffe pudiche
La donna portava a spasso innocenza e fianchi e seni
E un bambino per mano
Consumato nelle nari
Dai fuochi della gelosia
Gli uomini ardevano al suo passaggio il sussulto del petto
Li ammansiva e rendeva folli
L’insenatura offerta agli occhi mariuoli
La creatura ricciuta, lapilli sotto le ciglia
I furori per la madre sua
S’immaginava questi dolorosi guizzi d’occhi
E s’arrostiva il cuore
La femmina sacra
Senza colpe e cupidigie
Avanzava serena
E sorrideva al broncio
Della creatura assillata e morbosa.

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Terra, Terra, Terra

La rotta era persa,
il sangue fluido e vivo affiorava agli occhi,
fitto il capo insonne della voce sua gravida e neniosa,
le vele ammainate, il legno senza guida,
capovolto e arreso,
il mare rovesciava acque furiose e canti di sirene
(Terra, terra, terra…e invece era solo Morgana)

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Estranea

La femmina marziale
Partoriva vermi e liquor d’amore
Il fiele della gelosia e i flutti della passione
Livida e incorniciata di pace
Estranea a se stessa e custode dell’armonia cosmica
Vinta alla morte e arresa alla vita

Amelia De Simone – 2014.

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Primavera

La primavera si fa colla,
gli arti pesanti di sonno,
la mente distratta,
il cuore nelle acque del mare,
le narici larghe degli olii dei fiori,
l’aria molle,
s’aspetta solo bellezza
e gloria in terra.

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Volo

Persino il pavimento perde le sue durezze,
Volo sulle pietre per raggiungere
Quella bocca così carnale, così sognata,
La sigillo di baci e di tremori da fanciulla

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Giovinezza meritata

Ricordo di esser stata giovane,
Una gioventù di bellezza senza fierezza,
Un’allegria senza leggerezza,
Una giovinezza pensosa, un po’ ricurva,
Affollata di dubbi e proclami,
Le letture disordinate e vibranti,
Le amiche fatte della stessa sostanza
Delle sorelle, carnali e indispensabili,
Quanti viaggi fuori di noi,
Quanti serragli dentro di me,
Chiostro inviolato,
Ed ora, timidamente, mi riapproprio
Di giovinezza lieve, trasognata,
Meritata.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Acque d’arancio

Profumi antichi,
acque d’arancio e di fiori,
prendetevela casa mia,
avvolgetela e sappiate lasciarmi
ancora una volta creatura,
gli occhi sbarrati,
acquolina che spinge,
l’animo lieve delle feste,
annodate le radici mai divelte

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Profumi

Profumi antichi,
acque d’arancio e di fiori,
prendetevela casa mia,
avvolgetela e sappiate lasciarmi
ancora una volta creatura,
gli occhi sbarrati,
acquolina che spinge,
l’animo lieve delle feste,
annodate le radici mai divelte.

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