Dopo quei tuoi baci, nessun uomo m’ha conosciuta mai
E nessun uomo saprà mai di me,
Nasco eterna e nuova dalla tua bocca
Amelia De Simone – settembre 2014.
Quanto e lunga la distanza tra me e te?
Un abbraccio negato, un bacio non dato,
Una confidenza non sussurrata,
Uno sguardo non scambiato,
Un caffè non condiviso
Facciamo un pacco, amore,
Di tutte queste assenze
E spediamolo al nostro indirizzo,
Forse la distanza sarà annullata,
Sarà soffiata via insieme alla malinconia
E al sonno che non ristora mai
Allacciati a me, e non smettere di Starmi vicino,
non smettere mai di stare nei desideri miei
Amelia De Simone – settembre 2014.

Come un soffio di talco bianco,
Arrivi tu ed é nuvola e profumo di buono,
La pelle mia si prende l’odore tuo,
Ed é così colmo il cuore,
Che a stento lo contengo,
Non riesco a perdonarti
Tutta questa passione che stilla a stilla
Mi infili incosciente nel petto
Amelia De Simone – settembre 2014.
Il nastro grigio si snoda veloce
Si lascia cavalcare dai giganti di latta,
Dai vetri si affaccia un sole settembrino
Calmo e rosso, ma non timido,
Gli alberi corrono con le auto,
Colline e alture
Si stagliano indolenti
Ai lati della strada,
I pensieri si fanno di latte,
Bianchi e placidi,
Il viaggio continua,
La meta è dispersa,
La bellezza dell’andare
Senza affanno
Amelia De Simone – settembre 2014.
La nostalgia è quella cosa che ti fa sospirare
Ricordi di fatti mai accaduti,
Come quell’abbraccio che non mi desti mai,
Ma forse mi darai,
La nostalgia e quella cosa che mi spinge
A guardare la tua foto in bianco e nero e a scorticare
La carta perché non sei davanti a me,
Col tuo sorriso timido, gli occhi malinconici,
La nostalgia e quella cosa che rende acuto
Il dolore per l’assenza tua e non placa
La fitta stolta e sorda nel petto.
La nostalgia è questa morsa che mi attanaglia
E rende greve la tua ombra,
Insostenibile la lontananza,
Invalicabile la distanza tra me e te
Amelia De Simone – settembre 2014.

È un paese, il mio, che è fatto di pietre di mulini antichi
Di rampe al mare, rena nera e bollente, venditori di ghiaccio e granatine,
La ferrovia che s’affaccia giocosa sui piloni
Al porticciolo basso e riparato,
Le barche dei pescatori consumate dalle onde,
Le case bianche adornate dai buganvillee,
E quelle coi muri scrostati e diroccati,
La Montagna che s’erge grassa e brulla,
Finge un riposo senza fine,
Il brulichio dei motorini, le macchine imbottigliate,
Strade che paiono femmine gravide,
I chiacchiericci, le pacche sulle spalle, i vicoli umidi,
La Rampa Nunziante che affaticava i cavalli
E i bagnanti che rientravano fiacchi di sole e salita ripida,
I cuori generosi, le porte aperte al mondo, le tavole imbandite,
La fatica di vivere e la leggerezza di non preoccuparsi del domani,
Il fascino di Poppea e quello delle donne dai fianchi sinuosi,
I ricci setosi e la bocca che promette baci ardenti,
Questa é Oplontis e mille cose ancora
Amelia De Simone – settembre 2014

Il viso tuo tuffato nei miei capelli,
Il mio odore s’ é intriso al tuo,
Non so più qual é la tua pelle
E quale la mia,
Ancora sporchi di sabbia,
Sappiamo di sale, sole e sogno,
I giorni pigri al mare,
A ragionar di noi,
Come se il mondo fuori
Non avesse altre fami e guerre,
Ad assopire le paure della vita
In quei baci infiniti
E le carezze audaci
Perché amarsi é l’unica via
Per distrarsi dal dolore
Amelia De Simone – settembre 2014

