Non è a te che voglio dare i miei affanni,
non è cosa buona giusta
curvarti così la schiena, la soma mia
ricada gramigna sulle mie spalle,
eppure quante volte mi ritrovo a parlarti
nel buio e nel silenzio dei miei antri,
e ti ritrovo attento ad ascoltarmi
e a rendermi leggera e distratta
dai chiostri scuri, la mente risanata,
le labbra dischiuse al sorriso,
i fianchi cinti dalle tue braccia forti,
gli occhi affrancati nei tuoi di carbone,
consegnata alla tua pazienza antica e
sapiente, che non ribolle ma come àncora
tiene salda la barca e non la lascia alla deriva.
Amelia De Simone – ottobre 2014