Legno pesante

Io chiedo a te, Creatore senza volto,
Qual è il senso di questi calvari
Dove mi ritrovo in questi smarrimenti.
Dov’è il mio guado,
Cosa può illuminare il mio filo di luce,
E ancora ti chiedo perché io, Padre,
Perché gli occhi così aperti al soffio
Di vita devono restare attoniti e
Non riposare nella desiderata quietudine,
E mentre chiedo, ascolto le tue risposte
Silenti e chiedo non più di capire,
Ma di avere la forza di abbracciare
Questo legno così pesante.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Senza comunioni

In questo cercare così pernicioso di te,
Sotto queste coltri di distratta insipienza,
Le arterie si induriscono,
Niente é più fluido,
É un voler spiegare agli uccelli
Perché volano, e all’acqua perché è in
Fondo al pozzo, ai matti perché
Son matti, é ardita questa via,
E persin sciocca, ho voglia di
Posar le armi, di dimenticare
Chi volevo interpretare,
Di contarmi le ossa e le parole
Senza attendere comunioni.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Un incontro casuale

936full-alessandro-baricco[1]Mi ritrovo così nell’incipit del suo libro. Accidenti, sono nell’incipit del libro di Baricco, ma se manco mi conosce Baricco. Eppure eccomi, io leggo, e lui mi descrive così dettagliatamente, anche il nome é il mio, ma come fa a sapere di me? Chi mai può avergli detto del mio segreto amore per lui?
O mamma, arrossisco, forse sto sognando e non me ne rendo conto, io, io nel suo libro, ma se non appaio nemmeno sul mio citofono, i miei vicini non sanno il nome mio e mia mamma ne balbetta almeno 3 prima di “incarrare” il mio. Ma che succede, che fantasia é questa?
Forse é uno scherzo di cattivo gusto del mio collega burlone o di qualche amica bontempona? Ma che faccio, lo denuncio per non aver chiesto il permesso? Oppure gli chiedo l’autografo? O mi faccio una foto con lui e il libro con la pagina aperta sul mio nome? Accidenti, non lo so.
Descrive il nostro incontro casuale in via San Quintino, eppure non mi conosceva, come può avermi notata?
Dice di me che navigo nelle parole eppure ho una sorgente sotterranea dove nessuno può accedere, che sorrido al mondo eppure ho delle tristezze infinite, che sogno eppure non so librarmi in volo, che ho il cuore enorme ma stretto stretto per me stessa…Baricco, io ti denuncio, questo tuo spiare mi devasta, ma chi sei, che vuoi? Accidenti a te!
(Se volete un autografo congiunto, vi aspettiamo domani al café letterario)
È tutto vero, seppur non dimostrabile. La verità é quella ed é dentro di voi.

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Amore ottuso

Con quanta leggerezza te ne vai,
Fingi di non vedermi morire,
Riesci a darmi le spalle,
E allontanarti, con quella leggerezza
Un po’ infame e un po’ smemorata
Di chi nemmeno s’accorge d’esser necessario,
Amore ottuso, un po’ cieco, un po’ distratto,
A tratti, certo, un po’ codardo

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Una felicità onesta

Ho un solo sogno,
Di continuare a ritrovarti nei miei sogni,
E che al risveglio ti ritrovo accanto.
Forse anche quello é un sogno,
Ma anche se non son desta,
È un forma di felicità,
Breve e piccina, una felicità onesta.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Fatti potente

Si, i miei nudi ti smarriscono,
Non sei pronto ad afferrare le mie forze,
Le mie bili, le mie esultanze, le mie tristezze,
Questi nudi ti inchiodano, ti fanno sentire un dio minore,
Vorresti il corpo facile, senza vesti, e la psiche celata,
Affrontare questa visione richiede un tal coraggio,
Ascoltare, partecipare e non voltarsi per sempre indietro,
E le tue ossa son di ferro, o magari di cartone,
Esagerare é la distorsione di passione,
É quel che tu vedi, senza sapere di ferire
I miei acuti struggimenti,
Dai nomi falsi al nobile sangue furioso.
Redimiti, accoglimi, fatti potente,
Ricalcami e scuotiti dal torpore,
Fatti giaciglio e tana uterina
Per questo fiume tracimante e senza arresto.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Sono vento e sono lupo

Sono grata per questo cielo aperto e terso,
Mi riconduce alla tua bellezza,
Mi trasfonde e mi fa creatura del Creato,
Foglia verde, albero, nube, mare, radice,
Conchiglia, vento e lupo,
Assaporo il fiato della vita,
Sapendo d’appartenerle
Nella mia semplice microscopicità.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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La mia ora

E’ rozza quest’ora, senza il risveglio accanto a te,
un’alba che mi rapina, m’assottiglia le speranze,
mi racconta l’assenza tra le pieghe dei lini,
non sa scaldarmi né spiegarmi il senso del destarsi
senza l’odore della tua pelle, senza braccia che mi cercano,
è come una donna senza passione e senza nerbo,
che indossa vestiti informi e parla del tempo,
la mia ora, così rozza, così vuota

Amelia De Simone – ottobre 2014

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La forza d’esser folli

E tu che nasci dalla mia poesia,
Riconosci una potenza che ti sgomenta,
E arretri, mi ammutolisci,
Regredisco selvatica, la gola serrata,
Il pudore mi attanaglia,
Non comprendi la forza d’esser folli
E strapparci al mondo noto e senza fremito,
Resti lì, senti la gravità di tanta lontananza,
Eppur attendi che io vada su altri sentieri

Amelia De Simone – ottobre 2014

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La sorgente

Son fatta d’acqua, zampillo fresca e dissetante
E tu, mia sorgente, mi rendi gravida
Di flutti e moti pieni di vita,
Da sotterranea mi fai sgorgare
Con impeto alla luce, mi strappi
Alle visceri e mi riporti in superficie,
Trattieni i miei detriti e mi rendi
Trasparente, nuovamente pura.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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