Lido fulvo

la malinconia sorridente si fa stilla negli occhi suoi
 i capelli s’arricciano sul capo e fanno ombra a nodi e cove 
le labbra che trattengono i baci per lei, e i morsi anche, 
l’uomo dai lidi fulvi, dai mari aspri e vigorosi,
 le donne sue madonne agli altri e licenziose nell’alcova,
 le parole si fanno carminie e meretrici 
passano dalla bocca di lei alla penna sua 
e si confondono nello stesso utero,
 e si attorcigliano, 
per nascere nuove e feconde
 sigillo di resa al ventre e fiato nella testa

Amelia De Simone – luglio 2014
Condividi:

A D.

Vuoi ragionar dove non c’è ragione 
Dove zampilla solo zolfo e pece nera 
Asciuga quell’acqua 
Quegli occhi tuoi laceri 
Mi mordono e mi insufflano 
Rabbie e rancori 
Arresta le tue grazie, tienile raccolte in te 
Non donare stille alle sabbie arse 
Stai nella mia mano
 Nasconditi nel mio seno
 Non lamentarti, che il mio lamento é già più alto 
E feroce e nessuno osi ancora sfiorare l’ombra tua

Amelia De Simone – luglio 2014
Condividi:

Il contadino (o il migrante)

 Una strada di ciottoli, 
piedi nudi, martoriati,
 rivoli di acqua dai pori,
 il capo senza riparo,
 le mani segnate dai calli,
 avanza, le labbra strette, 
non guarda che l’orizzonte,
 dietro di sé fatica e stenti,
 legati da un filo alla cinta,
 per non perdersi,
 per non smarrirsi nelle vie levigate,
 per riconoscersi nello specchio senza l’orrore di sé
(Andare avanti, senza dimenticare da dove si proviene, le identità annodate, incuneate, sovrapposte, a volte dolorosamente inconciliabili)

Amelia De Simone – giugno 2014
Condividi:

Il riflesso di sé

Carminia e sedotta,
la bocca aspettava i suoi baci
Lui la infranse, sparse fragori sulle labbra
Credette d’ammansirla, lei che cercava solo
Il riflesso di sé ( amore é darsi, riflessivo)

Amelia De Simone – giugno 2014

 

Condividi:

Come se Dio

Come se Dio fosse solo sulle labbra probe degli uomini di fede,
E non anche nei cattivi e sporchi e prostitute
E traditori e deboli di cuore e dal ventre assai promiscuo
Questo Dio che scende con loro nel fango e li consola,
Li fa figli suoi, li accoglie con generoso abbraccio,
E li eleva a sé, perché la luce è più forte negli antri scuri
E più profonda quando gli occhi hanno visto
Tenebre profonde

Amelia De Simone – ottobre 2014.

Condividi:

Carezze

Ho dato carezze assai tenere,
Forse qualcuno le serba
Nei suoi ricordi e se ne fa manto
Nei giorni di freddo
e di bisogno d’amore,
E mi crede migliore dei giorni passati

Amelia De Simone – ottobre 2014

Condividi:

Mi corrompo

Ho creduto d’esser gentile e vera,
invece ho solo incrinato equilibri e
stonato sinfonie,
non so più appartenere alla
sobrietà della solitudine,
mi corrompo coi sogni
di fragile vetro.

Amelia De Simone – ottobre 2014

Condividi:

L’approdo

È stato un attimo, e sei diventato
Il mio approdo, il mio scoglio sicuro,
io che son vela che va con le furie dei venti,
Ora entro nell’insenatura a ricucire strappi
E sciogliere nodi

Amelia De Simone – ottobre 2014

Condividi:

Angelo senza ali

Appartengo alla pelle delle donne fertili e madri,
I miei occhi sono rotondi come i miei fianchi nudi,
E il petto si scuote ai fiati di Adone e Paride,
Il mio corpo disubbidisce al mio sentire,
Lo specchio rimanda fattezze che io non scelsi,
E dolorosamente abito queste carni giuda

Amelia De Simone – ottobre 2014

Condividi:

La mia preghiera

Nella mia preghiera trovo la consolazione
Che le attese mi negano,
Io divento senza corpo,
Fatta di luce, fiamma di candela e fumo,
Le parole ripetute all’infinito,
La calma che scende e pervade,
M’abbandono e divento distante
Dalla mia terra di nostalgie
E delusioni,
So più di me, ritrovo nell’assenza
L’essenza mia, nel silenzio la mia voce,
Lo spirito si libera, si avvicina ai cieli,
La pace si diffonde, m’abbraccia,
Mi placa.

Amelia De Simone – ottobre 172014.

10702089_10204706258923807_5467836220175465036_n

Condividi: