Non chiudermi il cielo

Ho solo bisogno di sperare,
Non chiudermi il cielo,
Lasciami guardare quelle stelle
Così lontane eppure così vicine,
Distraiti e lasciami baciare questa volta celeste
Così fiera di me e dei mie sogni,
Lascia che mi conquisti e mi prenda a sé.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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La vita aggrappata

Solo il dolore universale rimpicciolisce quello particolare.
I corpi sepolti da acque senza approdo certo,
Rendono minuscolo il mio corpo vivo nei cieli comodi
Delle terre senza guerre, con le tensioni infeconde
Della gente con la pancia piena,
Solo lo sguardo senza più parole
Può far tacere le parole senza sguardo,
Solo la vita aggrappata dà la misura alla vita
Appoggiata ai letti molli,
Solo le urla di madri lacerate nelle carni
Possono coprire il grido spento dell’amarezza angusta.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Una fontana asciutta

La città è rumorosa,
Non partecipo ai suoi zampilli
Né odo i suoi richiami alla bruttezza,
Resto neutra, in bilico sulla fune,
Né euforica né triste,
Una fontana asciutta,
Fatta di statue in marmo
E rotta al suo destino,
Una giornata senza nebbie
E senza godimenti,
Forse è l’ora del pensar quieto.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Le parole

Ribollono le parole, si mischiano,
Si infittiscono, si dispongono allegre in girotondo,
O come frutti secchi in una collana triste,
Si accavallano, suonano fanfara,
Sberluccicano, esplodono, si nascondono,
Si intimidiscono, si travestono,
Si impossessano della vita mia,
E ne fanno carta carbone,
Padrone loro del mio sentire,
E del mio destino di carta.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Io ti cerco

Io ti cerco

Io ti cerco nella mia ciotola,
E nei grani della mia collana,
Nei furori della terra,
Ti cerco ovunque, perché vorrei sapere che non ci sei,
O vorrei sapere che ci sei e sei ovunque,
Anche negli occhi miei che peccano,
Anche nelle preghiere che non so rivolgerti,
Anche nelle mani mie che non sanno aiutare altri figli tuoi,
Anche nella mia mente stanca,
Anche nelle mie carni senza santità,
Anche nei miei pensieri minimi,
Nei miei egoismi infiniti
Io ti cerco, e trovarti è la mia sfida,
Io ti cerco, e lasciarti trovare è la tua resa
Al mio dubbioso amore

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Ti bacio il capo riccio

Prendi la carta, fissa le mie parole,
Ne verso tante, amore, per te, e mille ne perdo,
La mano mia è lenta e pigra,
I fogli sparsi ovunque,
Tu mi segui e recuperi le parole partorite,
M’accarezzi benevolo, hai cura di me
E di quell’onesto fiato che ho nel petto,
Mescoli l’arte tua alla mia, mi cibi
Ed io cibo te, e poi ti bacio il capo riccio,
Ché senza, nessun verso mi germoglia la mente.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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L’albero giallo

La pioggia m’ha bagnato le ossa,
Le carni fradice, le maglie grondanti,
Vorrei dimenticarmi dei cieli contrari,
E pensarmi asciutta, di sole e miele,
Ma sono pianta che riceve acque,
Non so il mio destino in questo terreno marcio,
Come non lo sa l’albero giallo
Che ombreggia La casa patrizia
Che oltrepasso tutti i giorni,
Entrambi condannati alla natura capricciosa,
Entrambi pronti a fiorire ai richiami della primavera,
Se primavera vorrà tornare

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Avrei voluto

Avrei voluto invecchiare con te,
o almeno andare al mare con te,
farmi fare ombra dal tuo corpo
in piedi accanto a me,
lasciarmi lambire
dalle acque violette del pomeriggio
e lasciare andare al vento ogni pensiero
lieve o pesante,
essere di nuda pelle e di nuda testa,
i capelli come fruste,
un lieve tremore per l’aria sottile,
guardarti e lasciarmi guardare,
senza evocare grandi sentimenti,
avrei voluto invecchiare con te.
O almeno andare al mare con te

Amelia De Simone – novembre 2014

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I tuoi denti

Ho appena assaggiato i tuoi denti,
Sono d’osso e sono larghi,
Ridono i tuoi denti,
Tradiscono gli occhi malinconici,
Vogliono vivere allegri e si scordano di ricalcare
I tuoi occhi neri e tristi,
Promettono, i tuoi denti,
Risa e gioia, e se ne infischiano
Dei tuoi pensieri seri, e brindano
E tintinnano coi miei

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Tenerezza fugace

Nel tuo letto di bambina
Giacevi febbricitante, gli occhi lucidi,
La gola arsa, senza fame,
Uno scricciolo senza posto,
Senza luci, senza carezze,
Poi arrivò quella madre
Che amavi come una madonna,
Rara ai sorrisi e alle cure al cuore,
Ti innamorò con la tua bambola
Dei sogni, presa perché tu guarissi
Dai bollori e dalle malinconie,
T’avvolse di fugace tenerezza,
Ancora serbi in petto quel raro
Afflato materno e sai che è tutto
Quel che sapeva dare

Amelia De Simone – novembre 2014.

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