Lo spettatore

Era te che attendevo, 
tuo il destino da spettatore del mio onirico film, 
io regista, 
tu pubblico,
 attonito e curioso,
 Il genio mio cos’é senza gli occhi che guardano e scrutano,
 S’affascinano e indagano,
 si insinuano nelle stanze più segrete e inaccessibili,
Nelle scene dense,
private ed intime, 
Un sole che sorge a un’iride cieca, 
La serratura dello scrigno senza chiave 
Una gola senza voce e nenìe, 
Questo solo sarei io, 
senza lo sguardo tuo

 Amelia De Simone – settembre 2014
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La voce

Mi condanni ad ascoltare 
La voce mia, 
Eco dell’ego, 
Invece che godere della tua, 
Che s’ acquatta quieta e 
Ignara nella gola 
E affata inconsapevole l’orecchio mio, 
Si snoda morbida e suadente, 
Una fugace carezza 
Che esce dalle labbra senza furie, 
Onda di mare calmo, 
Mulinello lieve di fiato musicale 

Amelia De Simone – agosto 2014
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Figlio di due mondi

Radice di liquirizia, 
radici di madre e padre, 
radici di acqua di mare, 
e di terra riarsa, 
sono di questa sponda e dell’altra ancora, 
sono di questa lingua e di quella degli avi miei, 
sono pianta di limone e pianta d’ulivo, 
sono di questi borghi e dei mosaici miei,
sono ricco di due culture, 
sono nato due volte, 
non ho fratture, 
solo insenature, 
suggestioni e comunioni. 
Sono figlio tra i figli,
pietra tra le pietre, 
frutto tra i frutti 

Amelia De Simone – agosto 2014
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Volli essere

Radiosa, volli essere radiosa, 
Per questo t’accolsi in grembo, 
Tra le braccia e tra le ciglia, 
E diventai tua madre e tua figlia, 
Donna di sapere e donna senza scienza, 
E divenni la tua ancella e la tua matrona, 
La tua guida e la tua discepola, 
La tua musa e la tua iniziata 
Radiosa,
 con l’incoscienza dei giorni senza fine. 

Amelia De Simone – agosto 2014
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É solo

È solo un sorriso, 
sono solo i miei occhi di carbone, 
solo la mia bocca di melagrana, 
tu mi guardi come fosse folgore, 
t’accasci tra le braccia, 
rapito, 
dimentico di te 

Amelia De Simone – agosto 2014
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Banchetti profani

La luna rompe le penombre, 
Ilumina il vuoto, la tua assenza, 
Non mi scalda, solo racconta la verità severa, 
Che tu non sei della stessa genìe mia, 
Non calchi le mie orme, né succhi gli stessi mieli, 
Solo t’apprestavi a banchetti 
Profani e senza audacia, 
Senza accogliere il mio sigillo, 
Nè i fluidi degli spiriti miei 

Amelia De Simone – agosto 2014
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La melagrana

Quelle labbra d’arsure solcate, 
Parevano chicchi di melagrana,
Rosse e succose, 
Aspre e dolci insieme, 
Come i giorni che prometti, 
Frutto caldo e tondo, 
Femmina di grazie e sensi, 
E t’assiepi nella mente 
Del barbaro conquistatore, 
Chicco a chicco, tarlo a tarlo, 
Senza conceder riposo 
Ai suoi sonni burrascosi 

Amelia De Simone – Agosto 2014
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