Ti bacio il capo riccio

Prendi la carta, fissa le mie parole,
Ne verso tante, amore, per te, e mille ne perdo,
La mano mia è lenta e pigra,
I fogli sparsi ovunque,
Tu mi segui e recuperi le parole partorite,
M’accarezzi benevolo, hai cura di me
E di quell’onesto fiato che ho nel petto,
Mescoli l’arte tua alla mia, mi cibi
Ed io cibo te, e poi ti bacio il capo riccio,
Ché senza, nessun verso mi germoglia la mente.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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L’albero giallo

La pioggia m’ha bagnato le ossa,
Le carni fradice, le maglie grondanti,
Vorrei dimenticarmi dei cieli contrari,
E pensarmi asciutta, di sole e miele,
Ma sono pianta che riceve acque,
Non so il mio destino in questo terreno marcio,
Come non lo sa l’albero giallo
Che ombreggia La casa patrizia
Che oltrepasso tutti i giorni,
Entrambi condannati alla natura capricciosa,
Entrambi pronti a fiorire ai richiami della primavera,
Se primavera vorrà tornare

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Avrei voluto

Avrei voluto invecchiare con te,
o almeno andare al mare con te,
farmi fare ombra dal tuo corpo
in piedi accanto a me,
lasciarmi lambire
dalle acque violette del pomeriggio
e lasciare andare al vento ogni pensiero
lieve o pesante,
essere di nuda pelle e di nuda testa,
i capelli come fruste,
un lieve tremore per l’aria sottile,
guardarti e lasciarmi guardare,
senza evocare grandi sentimenti,
avrei voluto invecchiare con te.
O almeno andare al mare con te

Amelia De Simone – novembre 2014

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I tuoi denti

Ho appena assaggiato i tuoi denti,
Sono d’osso e sono larghi,
Ridono i tuoi denti,
Tradiscono gli occhi malinconici,
Vogliono vivere allegri e si scordano di ricalcare
I tuoi occhi neri e tristi,
Promettono, i tuoi denti,
Risa e gioia, e se ne infischiano
Dei tuoi pensieri seri, e brindano
E tintinnano coi miei

Amelia De Simone – novembre 2014.

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La vera sfida

É facile darsi quando si è pieni di energie e buonumore, la vera sfida è restare altruisti e generosi nella fase di luna calante (in senso metaforico, eh!). Ma dare amore è sempre fruttuoso, torna indietro centuplicato, non necessariamente dalle stesse persone che lo hanno ricevuto in dono. Senza lasciarsi prosciugare dalle anime in pena che vanno da un cuore materno all’altro e li cannibalizzano, perché la prima forma di amore, devozione e protezione deve essere per se stessi.

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Tenerezza fugace

Nel tuo letto di bambina
Giacevi febbricitante, gli occhi lucidi,
La gola arsa, senza fame,
Uno scricciolo senza posto,
Senza luci, senza carezze,
Poi arrivò quella madre
Che amavi come una madonna,
Rara ai sorrisi e alle cure al cuore,
Ti innamorò con la tua bambola
Dei sogni, presa perché tu guarissi
Dai bollori e dalle malinconie,
T’avvolse di fugace tenerezza,
Ancora serbi in petto quel raro
Afflato materno e sai che è tutto
Quel che sapeva dare

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Mattina brulla

Le ore si fanno sottili e silenti,
Non sorge un sole che sappia scaldare,
La luce resta lunare, distante,
Il fuoco resta assopito
Non ha ciocchi da consumare,
I battiti svogliati,
La mente inventa ricordi,
É una mattina brulla,
Offre ore senza orma,
E nega persino il piacere
Del languido struggersi.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Labbra ammaccate

Ho stretto un patto col silenzio
E me ne pento, perché la parola
Mi sguarra dentro, vuole uscire
E parlar di te, del mio sentire,
E poi lo so, è una tempesta
Che lapida solo me,
Per questo ho scelto le labbra serrate
Eppure vogliono muoversi
E urlar di te,
Labbra senza orgoglio,
Stupide e ammaccate
D’amore

Amelia De Simone – novembre 2014.

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