Bianco e nero

Nuda su uno scoglio,
Mi riprendi, uno scatto,
Mille, in bianco e nero,
Fissi le mie ombre e le mie luci,
Mi spogli seppur sia già di sola pelle,
Mi frughi negli occhi,
A cercar la verità più vera,
Farai di me ritratti immobili,
Mi scruterai e cercherai la strada
Per aprire i miei catenacci,
Modella affaticante,
Musa spessa,
Ribelle e rocciosa, muta e aggrappata

Amelia De Simone – dicembre 2014.

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La ragazza dai capelli rossi

La ragazza dai capelli rossi

Stasera sono distrutta. È stata una giornata molto faticosa. Ho avuto una commessa di cento cannelé e cento tortini al cioccolato, e ho avuto un po’ di via vai ai tavoli. La mia cliente preferita di oggi è stata una ragazza dai capelli lunghi e rossi. Non conosco il suo nome, è venuta varie volte in torteria, attendo di entrare in confidenza per chiederglielo.

Bellissimi occhi enormi e tondi, la pelle eterea, da bambola di porcellana, bocca al succo di ciliegia, alta e forse questa altezza le ha provocato quella timidezza infinita che la fa arrivare in torteria sola, restare le ore a tu per tu con una fetta di torta, la sua moleskine, a scrivere scrivere scrivere. Prende sempre la stessa torta cioccolato e pere, non è curiosa di altri gusti, e sempre la stessa tisana ai frutti di bosco. Si guarda intorno di sottecchi, ma non cerca mai la complicità negli sguardi degli altri avventori, preferisce rimanere nella sua nicchia. La guardo da lontano, le rivolgo un sorriso benevolo, anche quando non mi guarda, le persone hanno bisogno di affetto anche e soprattutto quando non lo sanno, e lei ne ha un profondo bisogno.

Oggi insieme alla torta le ho portato un segnalibro con una poesia di un’autrice profonda ma sconosciuta al pubblico, Amelìe, si somigliano le due, si indovinerebbe un legame di sangue. Ma quante illazioni faccio, più dei granelli di zucchero che uso tutti i giorni. Sono una pasticcera pasticciona, che si fa troppo gli affari degli altri, anzi forse più che pasticcera, dovrei dire che sono un’indagatrice dell’anima, che scava nella mente e nel cuore delle persone, mentre sforna bignè, tortine e pastine da tè.

La ragazza legge la poesia, le si fanno gli occhi lucidi, è una poesia d’amore, chi sa qual è la sua sofferenza nel cuore. Si alza, infila un cappottino sottile, una sciarpona glicine e un basco blu elettrico. É deliziosa, splendida, senza consapevolezza, la grazia delle anime lucenti. Scarabocchia un grazie su un tovagliolo, paga senza guardarmi in viso, ma so che le ho dato un po’ di calore in petto. Arrivederci a presto

Liberamente ispirato a mia nipote Federica Rapacciuolo.

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AAA cercasi editore per Elisabetta

Oggi in torteria abbiamo avuto un bellissimo evento: un corso di cucina tenuto da una mia carissima amica e grande fodblogger: Elisabetta Cuomo Elisabetta ha preparato e ci ha insegnato il babà napoletano. Lei vive in un posto splendido, Vico Equense, gioiellino attaccato a Sorrento; è una donna dai mille talenti, bella e generosa, con un’affettività molto accogliente, sa molto di sé ma non lo espone in vetrina, le sue tante qualità sono conservate in una madia, insieme alle farine, all’agar agar, ai cioccolati più preziosi, ai cannelli per le cartucce, ai quaderni su cui appunta tutte le sue sperimentazioni

Tra i discenti del corso c’è un uomo attraente, leggermente morbido sui fianchi, i capelli folti e brizzolati, che pare ammagato dal fare di Elisabetta, la segue passo, le fa mille scatti mentre lei impasta sapientemente il babà, crea il velo, spiega alla classe il significato di incordare, le differenze tra le farine, tra i burri, i lieviti etc. Fulvio, questo il nome dell’uomo, le fa mille domande che tradiscono una conoscenza approfondita della materia, catturando così l’attenzione di Elisabetta, attratta dal binomio bellezza e sapienza.

Tra una domanda e l’altra viene fuori che Fulvio è un giornalista enogastronomico, particolarmente interessato all’arte di Elisabetta e le propone di scrivere a quattro mani un libro di tutte le sue ricette. Lei tentenna, ma io pretendo che accetti, i talenti vanno messi a frutto. Naturalmente la prima copia sarà mia, con tanto di autografo.

Intanto sbirciate qui:

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La luce

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Ho una collana sacra,
conto i grani,
Consumo le dita
A cercare calma.
Il mio spirito si ricompone,
Le fratture si restringono,
il cuore s’alleggerisce,
La veste mi ricopre sobria,
La pace mi pervade,
Merito anch’io
La luce di ori divini.

Amelia De Simone – dicembre 2014

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Io e le parole

Io e le parole

Sgorgano copiose,
ma forse il mio corpo chiede carezze silenziose,
sguardi che approvano in silenzio, abbracci silenziosi.

Faccio rumore per non ascoltare
la pancia vuota d’amore.
Le assenze mi offendono,
mi abbandonano ancora e ancora,
la prima volta è stata una madre morente
per mettermi al mondo,
Uno strappo dalle carni, solchi pieni di dolorose piaghe.

Parlami o, tacendo, accoglimi nei tuoi palmi, nei tuoi occhi, nei tuoi pensieri.

Mescolo parole urlate e parole inespresse,
implodo, esplodo, mi rannicchio,
questuo tocchi morbidi al petto,
e scrivo e parlo e non dico

Amelia De Simone – dicembre 2014

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In torteria

Stamattina in torteria entrano due tipi, un uomo e una donna. Lei una donna molto bella, non giovanissima più vicina probabilmente ai 50 che ai 40, vestita molto accuratamente, occhi grandi, molto truccati, un po’ da bambola, un po’ da diva, si vede che oltre alla sua bellezza fisica ha bisogno di esibire qualcos’altro, ha un mondo che le esplode dentro. Lui è timido, non particolarmente bello, vestito in maniera molto approssimativa, senza particolare cura, si ha l’impressione che si accontenti di vestiti puliti, un sorriso particolare, incisivi da bambino, grandi, larghi, gli occhi enormi, una cava di malinconia quieta.

Sì siedono uno di fronte all’altra. Lei è visibilmente innamorata di lui. Ha gesti ed eloquio asciutto, senza mielosità, eppure gli occhi sono così colmi, parlano. Lui è gentile, senza essere affettato, forse è lontano da lei, ma ama i suoi modi, la guarda ammirato, si comprende che non capisca perché lei lo trovi interessante, ma si gode il momento. Si parlano a tono basso, senza concitazione, ma attenti a quel che dice l’altro, forse sono già amanti, forse lo diventeranno oggi.

Vorrei sedermi con loro, fare domande, chiarire i loro sospesi, invitarli ad amarsi, visto che è l’unico modo per combattere l’amaro della vita. Taglio una fetta generosa della mia torta segreta, quella che fa innamorare per sempre, e gliela porgo – offre la casa, un sorriso sornione ma non invadente, così dico – una cioccolata calda all’arancia, poi mi eclisso, non sta bene spiare le persone. Però che darei per ascoltare i loro discorsi

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La notte

É scesa la notte e nemmeno un tuo sguardo,
Dormirò fingendo calma, sarò invece in sella
A tigri sanguinare, a capire perché mai gli dei
Ti tengono lontano da me, e a sguarrare nemici e demoni contrari

Amelia De Simone – dicembre 2014.

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Ma poi torni

Ho sbirciato nei tuoi pensieri,
Sono distratti assai, ma pare
Che ogni tanto tu chiuda gli occhi,
T’appaio intensa e piena di gaiezze,
Promesse di vita densa,
Poi torni ai giorni veri,
E un po’ m’abbandoni, ma poi torni

Amelia De Simone – dicembre 2014.

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La tua melodia tzigana

La tua melodia tzigana

T’ho sedotta con la mia solitudine,
Sono la tua melodia tzigana,
Struggente e malinconica,
Danzo sola, e tu mi osservi,
Senza la cautela degli uomini accorti,
Consapevole che l’ostacolo
Tra noi sono i troppi nodi
Della mia mente,
Troppo fiato ti toglie la carne mia,
Per aver le forze di guidare
Le note tristi del mio ballo,
E continui ad aleggiare
Senza mai confonderti in me

Amelia De Simone – dicembre 2014.

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