Il mare infinito, fatto di moti inquieti
E acque uterine che han partorito entrambi,
Sarà l’acqua sacra per aspergere i nostri capi
E chiudere i suggelli tra noi
Amelia De Simone – dicembre 2014
É l’ora del naufragio dei sogni,
Mi venga in soccorso la mano pietosa
Di numi, maestri, affetti e occhi di carità,
Sappia la mia mano che scrive
Solamente chimere e visioni,
Viva il mio intelletto la realtà
E non la menzogna,
Grazia mi ammanti e d’altri pensieri affolli
La mente mia, che le ferite siano lievi,
Che altri ristori mi tengano
Paga della mia vita
Amelia De Simone – dicembre 2014
Ma quanti sono i giorni sordi della tua voce,
Vuoti come le reti dei pescatori nei giorni di mare sterile,
Quanto sono lunghi, mille ore, e non passano mai,
E se passano, si affacciano su altri giorni pieni
Di altro, rigonfi di mille bolle, suggestioni che distraggono
Ma non sostituiscono,
E la tua voce mi inchioda i ricordi,
E mi fa intravedere in me una bellezza
Che non posso raccontare.
Amelia De Simone – novembre 2014.
É questo il giorno in cui
Ho saputo il sapore del sogno,
Di manine calde, di sofficità da proteggere,
Di carni tenere e tenero cuore,
Di sacrifici senza spesa,
Notti insonni e febbri vegliate,
Il giorno della compiutezza,
Il raro sospiro di soddisfazione piena,
Bambina fanciulla donna che
M’hai replicata nei tratti
Ed eguagliata nel garbo,
La tua vita sia sempre benevola e densa,
Odori sempre della tua essenza speciale
Amelia De Simone – 11 dicembre 2014
Ho appena aperto, la saracinesca ancora mezza chiusa e Dalila arriva.
É la figlia della mia migliore amica, una grande amica, vera, leale, intuitiva, intelligente, ma come mamma forse non é stata tra le migliori.
Dalila é una bellissima modella e ha la passione della fotografia in bianco e nero. Sfila per maisons indipendenti, non é sulle riviste patinate di mezzo mondo, ma sulle maggiori italiane spicca per quegli occhi orientali e la pelle scura, da principessa giordana, il collo da cigno e il sorriso timido.
É divertente, ha un senso dello humor tutto suo, parla velocissimo, spesso devo farle ripetere le cose, ed é una testa brillante: laureata in storia, sta concludendo un progetto che la rende tra le medievaliste più accreditate.
Però provate a chiederle l’ora, guarderà l’orologio, le inintelligibili lancette e darà una risposta poco sicura e approssimativa. L’adoro. É la figlia che avrei voluto, se solo avessi avuto la testa di farne o almeno un compagno che ne valesse la pena, ma mica vogliamo parlare di me
Arriva trafelata, ha appena avuto una discussione con sua mamma ed é arrabbiata, ma non sa sfogarsi a parole. Io lo so perché la leggo come un libro aperto. Non le dico nulla, le do un bacio lieve sulla guancia, so che il contatto fisico deve cercarlo lei, altrimenti si infastidisce.
Mi siedo con lei al bancone e apro il vaso delle meringhe. Non esiste un dispiacere di Dalila che non si dissolva davanti a una meringa . All’inizio non ne prende, troppo turbata, poi una mano scivola nel vaso e ne mangia una. Alla terza mi sta raccontando del motivo della discussione. Cerco di rasserenarla e di minimizzare questo suo piccolo dramma. Mi mette un braccio sotto il mio, mi stringe con una mano, e mi dice che mi vuol bene. Mica a parole. Con quei bellissimi occhi orientali.
Liberamente ispirato a mia figlia Dalila
Non a te dedico i miei pensieri,
Ma al ricordo o alla proiezione
Dei miei desideri,
Non a te, a cui non ho sfiorato la pelle,
Non a te che non hai avuto
Nebbie nella mente, solo all’immaginazione,
Dedico questi miei tormenti, questi miei sospiri tristi,
Non a te, che nemmeno rammenti il nome mio.
Amelia De Simone – novembre 2014.
Ho allargato le braccia
E tu hai tenuto ancora le mani
Sui miei fianchi, serrate, ansiose,
La febbre agli occhi,
M’hai raccontato notti cupe
Se avessi osato abbandonarti
Pur solo un’ora,
Chi conosce ore vermiglie
Non può consolarsi con ore pallide,
E ti uncini alla mia pelle
E non sai mai staccarti
Amelia De Simone – dicembre 2014.