Scrivere non é saper scrivere, saper scrivere non é saper dire, saper dire non é saper vivere
Amelia De Simone
Chiudere a chiave
Non m’ era mai venuto in mente chiudendo la porta di casa, forse perché tutto quello che é tuo in maniera stabile non instilla pensieri annodati
Ma chiudendo la porta delle stanze dove trascorro le ore più lunghe del mio giorno, una porta che non ha scuri, non ha ruggine, non ha legni, né massicci chiavistelli, é trasparente al mondo, non nasconde segreti oscuri, semplicemente protegge da mani che possano trafugare, la sensazione é di lasciare una parte di sé a proseguire la custodia silente, senza mai rendere mura e pergamene fragili, violabili, é un saluto che ne perpetua la cura
Chiudere a chiave diventa un rito da consumare in solitudine, quasi fosse una solenne cerimonia e non un banale impedimento ai ladri di penetrare, investe i gesti di significato denso, di protezione che ammanta luoghi e persone
La chiave ricoverata in borsa, assicurata a un cordino verde, ha chiuso la porta e attende di riposare fino a domani
In certi momenti sogni d’aver un valore alto come persona, ci sono poi degli episodi che infrangono questo tuo pensiero come lastre di vetro urtate da un oggetto pesante
Ti ridimensioni, ritorni ad essere fatta di terra e polvere, non più di strati di cielo, sei fatta di pensieri piccoli, normali, modesti, senza guizzi, sei uguale a milioni, miliardi di persone, indistinta, foglia in una distesa infinita di foglie, col cuore che appena batte, senza guizzi, senza spasmi
La tua egolatria viene punita, il tuo narcisismo fustigato, diventi ombra, infinitamente incolore, laconica, periferica al mondo, a te stessa
Capita di avere a che fare con la parte di te che meno vuoi vedere e devi pure tenerla al fianco
Non é sangue dal costato
Quello che versano
Le tue parole false,
É solo acqua dagli occhi,
Per la vergine offesa
A cui laceri la carne
Il passato torna,
Le mani assassine
Sì moltiplicano,
Il dolore squarcia,
Lascia muti,
E tu mi guardi inanimato,
Lontano, senza suono
Amelia De Simone – maggio 2015
Mi lasci pensare a una tartaruga di mare,
Che placida attraversa le acque
E nuota nell’infinita calma,
Quieta muove oceani e supera
Correnti e ostacoli,
Relitti di legno, fantasmi di barche naufragate,
E nemici forti e agguerriti,
E tu nuoti, forte della corazza,
La carne tenera e tenace,
Affronti i mostri marini,
Combatti le intemperie,
La natura avversa,
Per arrivare alle sabbie calde,
E riposare il corpo coraggioso e stanco
Amelia De Simone – maggio 2015

Sono acqua e tu la mia sorgente,
Sono pietra e tu il mio chiostro,
Sono carta e tu il mio scritto,
Sono strumento e tu la mia musica,
Sono calore e tu il mio sole,
Tu mi generi e io ti genero,
Figlia di figlio,
Carne da carne,
Sono bocca e tu la mia voce,
Sono fiato e tu il mio suono,
Sono ali e tu il mio vento,
Sono passi e tu la mia corsa
Sono speranza e tu il mio futuro
Tu mi generi e io ti genero
Figlia di figlio,
Carne da carne
Amelia De Simone – aprile 2015