Chiudere a chiave

Chiudere a chiave

 

Non m’ era mai venuto in mente chiudendo la porta di casa,  forse perché tutto quello che é tuo in maniera stabile non instilla pensieri annodati

 

Ma chiudendo la porta delle stanze dove trascorro le ore più lunghe del mio giorno, una porta che non ha scuri, non ha ruggine,  non ha legni, né massicci chiavistelli, é trasparente al mondo, non nasconde segreti oscuri, semplicemente protegge da mani che possano trafugare, la sensazione é di lasciare una parte di sé a proseguire la custodia silente,  senza mai rendere mura e pergamene fragili, violabili, é un saluto che ne perpetua la cura

 

Chiudere a chiave diventa un rito da consumare in solitudine, quasi fosse una  solenne cerimonia e non un banale impedimento ai ladri di penetrare, investe i gesti di significato denso, di protezione che ammanta luoghi e persone

 

La chiave ricoverata in borsa,  assicurata a un cordino verde, ha chiuso la porta e attende di riposare fino a domani

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In certi momenti

In certi momenti sogni d’aver un valore alto  come persona,  ci sono poi degli episodi che infrangono questo tuo pensiero come lastre di vetro urtate da un oggetto pesante

Ti ridimensioni, ritorni ad essere fatta di terra e polvere,  non più di strati di cielo,  sei fatta di pensieri piccoli,  normali, modesti,   senza guizzi, sei uguale a milioni, miliardi di persone,  indistinta, foglia in una distesa infinita di foglie,  col cuore che appena batte, senza guizzi,  senza spasmi

La tua egolatria viene punita, il tuo narcisismo fustigato, diventi ombra, infinitamente incolore,  laconica, periferica al mondo, a te stessa

Capita di avere a che fare con   la parte di te che meno vuoi vedere e devi pure tenerla al fianco

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Mi guardi inanimato

Non é sangue dal costato

Quello che versano

Le tue parole false,

É solo acqua dagli occhi,

Per la vergine offesa

A cui laceri la carne

Il passato torna,

Le mani assassine

Sì moltiplicano,

Il dolore squarcia,

Lascia muti,

E tu mi guardi inanimato,

Lontano,  senza suono

 

Amelia De Simone – maggio 2015

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La tartaruga

Mi lasci pensare a una tartaruga di mare,

Che placida attraversa le acque

E nuota nell’infinita calma,

Quieta muove oceani e supera

Correnti e ostacoli,

Relitti di legno, fantasmi di barche naufragate,

E nemici forti e agguerriti,

E tu nuoti,  forte della corazza,

La carne tenera e tenace,

Affronti i mostri marini,

Combatti le intemperie,

La natura avversa,

Per arrivare alle sabbie calde,

E riposare il corpo coraggioso e stanco

 

Amelia De Simone – maggio 2015

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Tu mi generi

Tu mi generi

Sono acqua e tu la mia sorgente,
Sono pietra e tu il mio chiostro,
Sono carta e tu il mio scritto,
Sono strumento e tu la mia musica,
Sono calore e tu il mio sole,
Tu mi generi e io ti genero,
Figlia di figlio,
Carne da carne,
Sono bocca e tu la mia voce,
Sono fiato e tu il mio suono,
Sono ali e tu il mio vento,
Sono passi e tu la mia corsa
Sono speranza e tu il mio futuro
Tu mi generi e io ti genero
Figlia di figlio,
Carne da carne

Amelia De Simone – aprile 2015

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