Non rinsavire mai

 

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Non rinsavire,
É così bello questo circo di nani
E donne barbute,
Tu che cammini sul filo
Sospeso nell’aria,
E io che volteggio aggraziata
Sul dorso d’un cavallo fiero,
Non rinsavire, sogna,
Questo tendone che é la nostra casa,
E la notte che ci serve per stare svegli
E il giorno per camminare sulle punte
Delle nostre fantasie
Non rinsavire mai,
Non smettere di lasciarmi danzare,
Non smettere di camminare sul filo
Senza rete, con la paura di cadere,
E la forza di sfidare le leggi,
Non rinsavire mai

Amelia De Simone – aprile 2015

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Le tue poesie

Lessi tutte le tue poesie,
Cercando avida quella ispirata a me,
A me che ti ero sconosciuta,
E ritrovavo nel verso di una poesia
E in un altro ancora di poesia diversa
Tutte le parole che avrei voluto per me,
Per me sola,
Come gioielli da indossare fiera,
Ma erano d’altre, non era mia la mano tenera,
Né il fremito che ti scuoteva il petto,
E allora avrei potuto solo leggerle
E rimirarmi come allo specchio,
Sapendo d’esser solo riflesso

Amelia De Simone – aprile 2015

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Creatura nata ora

Nulla era nuovo,
Eppure era tutto nuovo,
Come un’esplosione di alberi in fiore,
Rinascevo dalla tua testa,
Mi partorivi dagli occhi,
Mi accoglievi tra le braccia,
Mi accudivi, creatura nata ora,
Nulla era nuovo,
Ma tutto era nuovo,
Nuovo il palpito, nuova la speranza,
Nuovo il sorriso, nuovo il futuro,
Nuova l’eco delle mie parole nelle tue,
Nuovi i baci, nuovo l’abbraccio infinito,
Creature nate ora

Amelia De Simone – aprile 2015

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Taci

Taci, non dire,
So tutto,
I tuoi rossori mi parlano,
I tuoi silenzi pieni, intensi,
Le domande soffocate,
Per timore di verità che feriscono,
Taci, io ascolto
Nell’aria muta il tuo candore,
Quel sentire patrizio e delicato,
Taci, io custodisco negli occhi
La luce preziosa dei tuoi
Nel rimirarmi,
So tutto, taci,
Le parole fanno solo rumore.

Amelia De Simone – aprile 2015

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Inno alla gelosia

Le tue donne, che t’hanno fatto uomo,
Donne di alcova, di segreti lascivi,
Che ti hanno istruito, levato dall’innocenza,
Donne dagli occhi di carbone e capelli di seta,
Vorrei esser loro, vorrei poterti avere intatto,
Senza corruzioni, vorrei bruciare il loro passaggio,
Cancellare orme,
Sorrisi, carezze, fiati mischiati,
Col fuoco che anima le creature in tempesta
Qual io sono,
Così minima in questo sentire molesto,
Così gigante nel mio tormento per te.

Amelia De Simone – aprile 2015

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Giovanni

I ricordi vengono a bussare alla tua porta senza un perché, senza avvisare, senza nemmeno squarciarti di dolore o “friccicare” la tua gioia, sono lì come statue in un museo, si lasciano guardare con indifferenza, loro sono, esistono, sono imperituri, nonostante tu ci sia o meno.

E veniamo al ricordo, mi pare così strano che mi sovvenga, ma ha bussato e allora apro l’uscio: ero giovane, eravamo tutti giovani, le mie sorelle, i miei fratelli, i nostri amici e trascorrevamo lunghe, torride, divertenti estati in Sicilia. Prendevamo in affitto un casolare di campagna ai piedi dell’Etna, circondato da agrumeti, fontane in pietra, terra scura, piena di dazi, fatica, sudori, gatti affamati che mangiavano persino il pane secco.

In un aranceto che costeggiava la nostra casa, c’era Giovanni, il contadino poeta. Lavorava duramente tutto il giorno e quando finiva ci passava accanto (una terrazza che s’ abbracciava all’agrumeto, senza cancelli o muretti) mentre consumavamo un pasto vociante e allegro, e si fermava per un bicchiere di vino rosso, in cambio ci regalava pizzini con le sue poesie. Sono ricordi di 30 anni fa, probabile che Giovanni sia morto, ma volevo dirgli, Giovanni volevo dirti che eri un personaggio poetico e la tua vita ha avuto un senso, i tuoi alberi sono ancora caldi di sole e delle tue mani rugose. La terra avrà più ricordi di te che di me ed é giusto così.

Amelia

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É vero

Ti sottrai, sei in altre stanze,
O forse altre case,
O in altre città, forse in altri paesi,
E io t’accarezzo la testa,
Perché non credo alla tua assenza,
Non cedo alla tua lontananza,
Mi riempio la mano dei tuoi ricci morbidi,
Sorridi da lontano, tu vedi la distanza,
Io ti sento qui, sotto le mie dita,
Presente, vicino,
Tu pensi che io sogni,
E io sogno perchè é vero

Amelia De Simone – aprile 2015

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Ti sorrido

Ho un ricordo che non é mai accaduto,
I piedi affondati nella rena fulva
Il vento che scuote un po’ permaloso
Il mio vestito bianco,
Un lembo che diventa frusta sulle gambe nude,
Con una mano fermo il cappello di paglia,
Non riesco a udire le tue parole,
Ma ti sorrido,
Ho fiducia in quel che mi dici,
So che dalla tua bocca non possono
Uscire parole scure per me,
Ti sorrido, sorrido alla vita,
Al sole, al mare, al vento dispettoso,
Alle mie rughe e alle tue,
Alle parole che non sento,
Alla fede in questo piccolo miracolo

Amelia De Simone – aprile 2015

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