Andrò all’inferno,
Perché ho già visto qui
Le nubi del paradiso,
Quei capelli di aria azzurra
E fili di sole impigliati e quel sorriso,
Che hai rubato a un angelo timido
Amelia De Simone – maggio 2015
Puoi anche non tornare,
Sono di carne allegra
E risa forti,
Gaiezza spensierata,
Senza te, lontano, già dimenticato,
Non mi manchi, sono già
Figlia di giorni diversi,
Ma se torni non posso
Trattenere più i sorrisi e
Questa felicità che rompe i pori,
Puoi anche non tornare,
Ma ora che sei qui,
Indovini che é solo una bugia
Amelia De Simone – maggio 2015
Serro le labbra per non pronunciare
Quel nome che mi toglie il sonno,
E quello affiora sfrontato
E si lascia sillabare da labbra
addomesticate e succubi,
Chiudo le palpebre per non vedere
Il volto tuo che tormenta ogni pensiero
E quello si schianta nelle pupille
E si lascia centuplicare da occhi
Ammansiti e innamorati,
Cerco riposo da te,
Eppure il mio riposo sei tu
Amelia De Simone – maggio 2015
Essere di vetro vuol dire essere trasparente, apparentemente fragile, nell’accezione di sensibile. Molti disprezzano le persone di vetro, vi scorgono persone deboli da prevaricare a piacere, da plagiare, da circuire, da mobbizzare, da ghettizzare.
Ma le anime di vetro, proprio perché sensibili, hanno la forza inaspettata di credere in valori irrinunciabili, hanno un’identità che non si frammenta, nonostante le paure, le lacrime, le difficoltà reali, un’identità che non si lacera.
E hanno una lente di ingrandimento che ingigantisce l’intuito emozionale, e restituisce umanità ai rapporti con gli altri.