Maledetta bocca

Ho le vene rotte,
tanto il mio sangue s’è fatto furia e ha tracimato,
m’ha asservita ai fiati tuoi,
non c’era movimento del tuo capo che io non seguissi,
e la bocca, quella maledetta bocca che mi sventra i sogni,
e le mani ossessive nei tuoi capelli,
capelli benedetti, benedetta bocca.
Benedetto te che nasci nel mio ventre.

Ho le vene rotte e te che attonito guardi,
pensi a star lontano da me e poi non resisti,
il richiamo alla vita,
alle carni mie, t’incatena, non ridi più,
è solo tempo d’esser felici tra un’assenza e l’altra,
tra un sospiro triste e l’altro,
tra un desiderio e l’altro.

Amelia De Simone – febbraio 2015

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Altro da me

Altro da me

Non sono la mia stessa essenza,
sono quel battito incontrollato nel petto
mentre ti aprivo ai miei mondi
e ancora quegli occhi che ti scrutavano
senza pace e senza pudore, insistenti,
e quel parlare incessante, persino folle,
e quei fulmini di delusione e tristezza
e subito dopo gioia furiosa, indomita.

Non sono la mia stessa essenza
ma altro da me sola, oltre,
un intreccio di voci che diventano coro,
di pensieri solitari che diventano canto,
sono fatta della tua essenza

Amelia De Simone – febbraio 2015

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Ritorna indietro

É una linea curva questo tempo,
Ritorna indietro e rivisita se stesso,
Ripete all’infinito le scene della felicità
E ributta in mare i pianti d’altre carneficine d’amore
E non c’è ossigeno più puro di quello che m’hai insufflato tra le labbra,
E nessuna bocca più carnale di quella che turbò le carni mie,
Né profilo più regale e marmoreo,
Né seta più fina di quei capelli indomiti.
Torna indietro il tempo e non ti permette d’abbandonarmi,
torna indietro e mi lascia
Tra le tue braccia, adorata e adorante,
Torna indietro e mi riporta te, e non c’è più ragione di tristezza e solitudine

Amelia De Simone – gennaio 2015

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Come canne d’estate

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Le ore d’attesa sono come
Le canne che danno acqua d’estate
Nelle viuzze dei paesi in pietra
Goccia a goccia, non dissetano
Ma ti alleviano l’arsura,
E ingigantiscono il desiderio
Di bere smodatamente
Le ore di attesa creano dialoghi
E ombre intrecciate e occhi che
Raccontano come nei sogni,
Inventano sensazioni e azioni
Che poi si ricorderanno come accadute
Le ore d’attesa ti cuciono
Nuovi vestiti sulla pelle
E nuove espressioni al viso
E nuovi timbri alla voce
Le ore di attesa sono il vivaio dei sogni.

Amelia De Simone – gennaio 2015

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Rifletto

Ti osservo nel tuo bisogno di assentarti al mondo.
Ho gli occhi fessi di chi non comprende,
é solo per trattenere sguardi partecipati,
Di cui non hai bisogno, non vuoi sapere che io ci sia,
ma solo che il tuo mondo è fatto di barricate inviolabili
mi tengo al di là, perché anche questo è amore,
accettare d’essere altro, essere fuori,
Non far parte del tuo disegno

Amelia De Simone – gennaio 2015

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Nuca di donna

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Quale grazia s’assiepa in una nuca di donna,
Conchiglie di capelli setosi,
Perle che impreziosiscono un calco roseo,
Il collo teso a maturar pensieri e ardori,
A richiamar timidi baci e tenere carezze,
Nuca di donna, sobria senza parer austera,
Scolpita da mani abili, nuca orgogliosa,
Nuca che nasconde risposte, e instilla sospiri.

Amelia De Simone – gennaio 2015

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Inutili

Ciecamente devoto,
Mi sostieni con la tua ammirazione,
Rimiri ogni piccolo particolare
E non conosci e temi il fermento
Dei pensieri più reconditi, fatti di sale,
Lame che sguarrano,
Inutili alla felicità dei corpi

Amelia De Simone gennaio 2015

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Conservo in me

Alma e vista quieta,
Mani nere e oneste
Lavorano terra odorosa ed esigente,
I filari e gli alberi, soldati ubbidienti e solerti,
Il cielo si apre alle cime fiere e solenni,
Calpesto una terra che costa fatica
E lascio orme assai leggere,
Da viandante indegno ai profondi solchi,
Respiro aria ricca di spore e sudori,
E conservo in me il segno della pace.

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