Ho le vene rotte,
tanto il mio sangue s’è fatto furia e ha tracimato,
m’ha asservita ai fiati tuoi,
non c’era movimento del tuo capo che io non seguissi,
e la bocca, quella maledetta bocca che mi sventra i sogni,
e le mani ossessive nei tuoi capelli,
capelli benedetti, benedetta bocca.
Benedetto te che nasci nel mio ventre.
Ho le vene rotte e te che attonito guardi,
pensi a star lontano da me e poi non resisti,
il richiamo alla vita,
alle carni mie, t’incatena, non ridi più,
è solo tempo d’esser felici tra un’assenza e l’altra,
tra un sospiro triste e l’altro,
tra un desiderio e l’altro.
Amelia De Simone – febbraio 2015