La poesia che non c’era

La poesia che non c’era

 

Non so piu di me prima di averti stretto,
Non ricordo i pensieri,
Ricordo solo le paure, i fossi,
Le cadute, le solitudini

Del passato ho tante parole belle, orgogliose creature indipendenti,
Ora piene di luce, piene di terraferma, di sogno

Perché tu sei,
Tu sei la poesia che non c’era

Amelia De Simone – 11 febbraio 2016

 

piccoloQuesta poesia è contenuta nel libro
di cui sono coautrice:
“Dimmi qualcosa di bello”
ed. Vita.
Puoi prenotare il libro
scrivendo a: 
vitaeditrice@gmail.com 

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Il cammino dei cuori luminosi

Il cammino dei cuori luminosi

Si può continuare con un’idea eticamente corretta anche in un ambiente inquinato da motivazioni poco etiche.

Si può fare del bene anche se chi agisce nel tuo ambito ha altri progetti, altri interessi, legati alla propria gratificazione economica o narcisistica.

Si può dimostrare forza anche nel silenzio tenace, nell’esercizio di pazienza, nel sostenere inimicizie e detrattori, nel respingere progetti di contrattacco di basso livello.

Si può sapere di sè meglio nell’isolamento, nell’assenza di piaggeria confondente e inutile, di sostegno incondizionato, che non porta in sé il seme della crescita.

Si rafforza il proprio cammino,le buone intenzioni di cui é disseminato, i cuori luminosi lasciano una scìa evidente, i cuori puliti li riconoscono

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La mano sul volto

La mano sul volto

 

Mi copri metà volto con la mano,
Devoto mi osservi,
Il respiro trattenuto,
E diventa culto questo viso,
Madonna dagli occhi enormi,
Dai gesti profani,
Di luce sepolta
Da lasciare riaffiorare

Amelia De Simone – 5 dicembre 2015

 

 

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Io sono il tuo luogo

Io sono il tuo luogo

Lungimirante
Vedi i cerchi concentrici
Che compongo
Pietra dopo pietra

Io sono il tuo luogo,
Il tuo parto con dolore,
La tua pelle martoriata,
Io sono e non so.

Io sono dono e tu sai,
Io metto pietre,
Le mie mani sanno di terra,
Divento di nuovo fertile
Nel tuo parto con sangue

Cerchi concentrici,
Le forze primordiali
Delle magìe e degli amori furiosi
Diventano riparo e luce

Amelia De Simone – 1 dicembre 2015

 

 

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Il viaggio

Il viaggio

É così rapido quest’amore
Come un treno in corsa
Sfreccia e attraversa i mari
Le valli, i ponti,
A volte si ferma nella galleria buia,
Poi riparte, carico più di prima
La stazione d’arrivo é lontana,
I viaggiatori devono portare pazienza
E cappelli di paglia, libri, giornali
E tante speranze nelle borse da viaggio

Amelia De Simone – novembre 2015

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L’anfora d’oro  dal cuore d’argilla

L’anfora d’oro dal cuore d’argilla

In torteria oggi una calma grassa e goduriosa.

É arrivato un nuovo cliente, Valère, sudafricano, la pelle che sa di terra rossa mista a mieli pastosi e soli che tramontano senza fretta.

Il locale oggi é semivuoto, novembre sta donando ai torinesi giornate saporite di aria dolce, zuccherosa, e di luci che mettono energia e vita, le gambe vogliono camminare veloci, allontanarsi indenni dalle coltri autunnali, godere dell’aria aperta, dei colori lussureggianti del Valentino, dei passi che sentono il fluire luminoso e lento del Po.

Valère sceglie la torta più semplice, la torta allo yogurth, e questo mi racconta già molto di lui. E molto mi raccontano gli occhi profondi, con taglio orientale, scintillanti, le mani senza sofferenze, che lo descrivono studioso, forse uno scrittore, un antropologo o un medico.

Non glielo chiedo, un patto di riservatezza si stabilisce subito tra noi, ma resto curiosa. Viene da Parigi, ha sposato una francese, ha due bellissimi bambini, così dice, ma non ho motivo di dubitarne, e una vita divisa tra l’Europa e le radici africane.

Pronuncia appena Il nome del suo paese d’origine – indovino dietro il grande nodo delle radici strappate con dolore – gli occhi di luce diventano d’ombra – gli offro una tisana all’arancia, cannella e anice stellato. Gradisce, come tutti gli animi gentili.

Mi racconta di anni intensi, fuori dall’ordinario, intrisi di esperienze che gli europei definiscono animiste, gli europei con la loro perniciosa abitudine di separare anima e corpo, spirito e carne, e la necessità di coltivare quel lato razionale che ti rende un ottimo accademico, ottimo lavoratore, ottimo risolutore, una persona socialmente accettata e stimata, ma soffocata nei suoi afflati più primordiali.

Mi racconta del suo amore più grande – intuisco non sia sua moglie, lui non puntualizza, lascio che il silenzio preservi il suo pudore – e la definisce in una maniera che mi commuove: un’anfora d’oro dal cuore d’argilla,
alludendo al valore spirituale della fanciulla, un’anfora che accoglie morbida e capiente, fatta di materiale prezioso, ma dal cuore fragile, da preservare e proteggere.

Valère sembra un vecchio saggio, ma guardandolo dimostra a malapena 35 anni, però ha un animo antico, la sapienza degli avi, il sorriso pacato di chi sa dove lo conducono i suoi passi.

Mi lascia un libro, non un regalo per me, ma per la torteria, al libero accesso dei miei clienti. Amo questo genere di generosità, mi dà la misura di chi ho di fronte.

Racconti mitologici, il primo dio che incrocio é Ares. Mentalmente associo la lettura ad alcuni avventori della torteria.

Valère mi saluta, ma mi chiede di rifare la stessa torta dopo un mese. Sarà ancora di passaggio a Torino e tornerà per godere della torta allo yogurth più buona che abbia mai mangiato.

Sorride, ora sembra avere vent’anni o poco più, ha la giovinezza delle anime fresche, senza rughe, diventa bellissimo, un Ares africano.

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Le tue mani sanno

Le tue mani sanno

Le tue mani oggi sono lontane,
Ieri hanno indagato il mio corpo,
Hanno trovato pietre scure e le hanno frantumate.

Le tue mani lontane sanno di calore e casa,
Portano guarigione e cura,
Sono mani che sanno,
Sono mani che amano.

Le tue mani lontane sanno toccarmi
Le corde un tempo mute,
Sanno prendere le mie,
Che dimenticano di difendersi,
Sanno ritrovarmi e prendermi nel palmo

Amelia De Simone – novembre 2015

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Guardarmi

Guardarmi

Guardarmi,
Di polvere, cemento,
Mattoni, paglia e sabbia,
Mi presti i tuoi occhi per guardarmi.

Tu fermo, le spalle giganti,
Armato d’amore,
Io intimidita da tante crepe nei muri,
Mi guardo, poi ti guardo.

Mi presti i tuoi occhi,
Le mani, mi conduci a te,
Mi riconduci a me stessa,
Mi restituisci al mio sapere.

Guardarmi, ricostruita,
Vorrei abbassare gli occhi,
E lasciarmi depredare,
Invece entri in casa
E l’arricchisci.

Guardarmi, é l’ora giusta,
Sei l’uomo giusto,
Mi guardo,
Assomiglio alle tue parole,
Odoro di pelle al sole

Amelia De Simone – ottobre 2015

 

 

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