La sola cura

Non ho potuto raccoglierli
Questi frutti gravidi di sole
E miele ambrato,
L’albero si piegherá al peso,
Troppa é la pena per
L’aria tua distratta e senza
Tenerezze, senza fulgori
E cupida appartenenza
La sola cura a questa pelle sguarrata
È riempire le mani di carezze alle creature senza difese,
a chi si strugge,
E a chi lotta per un altro pezzo di vita,
strappare sorrisi é l’unico unguento
alle soverchierie di questi giorni erranti.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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L’ultima goccia di dignità

Una candela consumata
Colata goccia a goccia
Mentre una donna recita preghiere
Rapita dagli incensi e dai cupi marmi
Son quella candela,
Non ho più cera da consumare
Non ho più forze
Di ribellarmi all’assenza
D’amore,
Io parlo lingue sconosciute
Nessun viandante sa comprenderle,
Tanta gente, tanta folla,
Eppure a chi posso parlare, taccio,
Conservo l’ultima goccia
Di dignità.

Amelia De Simone – ottobre 2014

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Fango e rame

Io sono cupa,
d’una cupezza che non potrai
mai penetrare nè dissipare
perchè il sangue tuo è acqua
il mio è fango e rame,
se mi racconto leggera
non posso attendermi
letture profonde
La solitudine è la giusta punizione
di chi sparge versi e sospiri,
di chi arde e divampa,
perchè nessuno mai potrà
capire di quanti granelli
di polvere è ricoperta
l’anima mia.

Amelia De Simone – settembre 2014

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Rimango vergine

Mi guardo allo specchio
E vedo un’aura argento sul viso
E sui fianchi e sui seni
É il color lunare
É il colore prezioso
Freddo e altero
Mi guardo dall’alto
Mi son fatta di luce
Eppur sono così densa
Il mio corpo pretende peso
Non mi lascia disperdere nell’aria
Divento sacerdotessa di me stessa
Mi custodisco integra
Seppur violata
Non vendo i miei pensieri
Al miglior compratore
Rimango vergine coi miei rossori
E ancorata al mio credo.

Amelia De Simone – settembre 2014

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Il pensiero e il palloncino

Il pensiero e il palloncino

Ero rannicchiata,
le ginocchia al mento,
Potevo sentire le ossa,
Chiudevo in me
Il pensiero tuo,
Quel che di te so,
Lo tenevo al chiuso e al caldo
Chè certi pensieri
Vanno cullati e sorvegliati,
Non osavo muovermi,
Perché, lo sai, a volte
Basta muoversi un po’
E le sensazioni volano via,
Come palloncini dalle mani
Di bambini malaccorti
che poi hanno il volto
Rigato di lacrime.
Io cingo forte le mie gambe
Con le braccia a tenaglia
Immobile, sì che il pensiero tuo
Non fugga mai, non sia mai
Un puntino nel cielo

Amelia De Simone – settembre 2014

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L’unico desiderio tuo

Io ci provo a non covarti in petto,
A distrarre questa testa matta,
Disordinata e ferocemente innamorata,
Ma i pensieri miei come pulcini
Vanno pigolando in giro,
Rumorosi e allegri,
E sorrido se penso a come radunarli
E metterli in ordine (scappano dappertutto!)
É partita già persa,
Allora amore mio,
Rassegnati a stare fisso qui,
Tra fronte e cuore,
Tra pancia e bocca,
Racchiuso e trattenuto,
Ma so già che l’unico desiderio tuo
É stare tra fronte e cuore,
Tra pancia e bocca
Racchiuso e trattenuto.

Amelia De Simone – settembre 2014

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La fenditura

E perla di collana preziosa
Tu sei stato
Nella carne ci siamo desiderati
E mai le nostre carni abbiamo
Arrossati in volto pur solo sfiorato
Di tutti gli struggimenti, i sogni, I desideri, ora resta polvere,
Ma non sia amara questa fenditura
Sia solo la giusta distanza tra quel che
Poteva essere e, invece, non e stato
Rimani aderente a me, comprendi il
Pensare mio recondito e resta distante e colmo di te,
Non soffrire del mio dire,
È quanto si doveva ai nostri
Cuori ormai lontani, i passi ci
Portano via, la poesia tra noi
Sarà dolce ricordo e pienezza di noi.

Amelia De Simone – settembre 2014.

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Quelle donne

Quelle donne

Adoro quelle donne
Che quando si sentono dire sei bellissima
Non abbassano lo sguardo
E sanno di sé
Quelle che quando si sentono dire
Hai talento non si scherniscono
E sanno di sé
Quelle che quando le guardi intensamente
Non pensano ad aggiustarsi la gonna
Ma fiere si lasciano ammirare
E sanno di sé
Quelle che hanno così tanta forza d’animo
Che non sperano, ma fanno, stravolgono, rompono schemi
E sanno di sé
Quelle che si dedicano al bene degli altri
Ma non dimenticano il proprio bene
E sanno di sé
Quelle donne, che anche quando vessate,
Non barattano mai la loro dignità,
E sanno di sé.
E quelle donne che nella fatica quotidiana
Sanno sempre esser migliori di figurine plastiche
E sanno di sé

Amelia De Simone – settembre 2014

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Mi manchi

Mi manchi
E m’increspo di rabbia
Per un sentire così sordo
E forse assurdo
Mi manchi e non vorrei
Questa punta acuminata nelle carni
Mi manchi eppur nemmeno
M’hai sfiorata
Mi manchi e forse, crudele,
Non ti manco
Mi manchi e so quanti
Chili pesa l’assenza tua
Mi manchi e non so spiegartelo
Mi manchi e non ricordo più
Il perché
Mi manchi e vorrei colmare
Il vuoto di te
Mi manchi e forse non
Saprai mai capirlo
Mi manchi e indovinerò di me
Attraverso la tua lontananza

Amelia De Simone – settembre 2014.

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