Lasciami credere

Fatti accarezzare almeno in sogno,
Lasciami credere almeno lì
D’esserti compagna nelle terre tue,
Cosparsa di quegli oli che rendono
La pelle delle donne
Così setosa e bramata,
Lasciami riposare nelle tue stanze
Col tuo respiro accanto,
Lasciami ascoltare parole
Di quella tenerezza che merito
E non ti spunta dalle labbra,
Lasciami abbandonare sul tuo petto
E ridere con te,
Lasciami esser felice,
Senza ritorno in patria,
Lasciami credere in te

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Forse ritornerò

Sono alla frutta. Entro in libreria per prendere un tascabile, e dopo essermi lasciata ispirare tra mille titoli, immancabilmente mi dirigo nel reparto libri di cucina. Sfoglio qualcosa a caso, poi l’occhio cade sul libro dei desideri, appena la settimana scorsa è entrato prepotente nella mia lista dei desideri, ha scalato gli altri, come quei bambini con un fare esagerato e simpatico, che rubano subito cuore e scena quando entrano in una stanza. Non lo compro, ho le tasche piccine in questo periodo, ma lo desidero tanto. Mi appoggio su una pila di libri per sfogliarlo in santa pace. Trovo delle fotografie incantevoli e delle ricette che hanno il calore di casa, e d’improvviso ho gli occhi umidi: chiedo ai miei cieli segreti di instillarmi ancora quella passione per la cucina, con cui accudivo e coccolavo i miei affetti più cari.

Quant’era bello stancarmi, avere il polso fratto mentre impastavo frolle e lievitati, o mentre arieggiavo meringhe spumeggianti o giravo la pasta bignè perché non facesse grumi. Io sfornavo e accarezzavo le mie creature, io riempivo frolle e pan di spagna e spargevo un po’ del mio amore per loro. Ora non so più far nulla, la mia planetaria è muta, la sua panciona è sempre vuota, le formine dei biscotti – ne avrò millemila! – giacciono fesse nei cassetti, fruste, tagliapasta, rotelle e mattarelli riposano annoiati e attendono giorni di alacre allegria. Forse ritornerò alle mie nuvole di farina e zucchero, alle mie maratone per sfornare decine di teglie di biscotti, perché se mangiare gratifica, dar da mangiare una fetta di paradiso è un unguento per il cuore mio, così piccolo ma con tanto spazio per far da cuccia.

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Irriverente

Impertinente mi guardi,
Irriverente direi anche,
Poiché non ti muovo amore,
I tuoi occhi così profondi,
Gli occhi degli uomini arabi,
Neri e indagatori,
Mi avvampi e mi disturbi
Nella quiete dei sonni imposti,
Mi baci ardito e tenero,
Eppur non posso arrendermi a te,
Non voglio arrendermi,
Eppur non voglio che arrendermi.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Vita che rallenta

Le foglie gialle rosse e brune
Coprono i viali dei parchi torinesi,
Una coperta frusciante, i toni
Di un calore che scalda le mani fredde,
Il sole ancora benevolo regala raggi un po’ molli
Ma sereni, confortevoli, i vecchi dalle panchine
Guardano l’aria per fermare i ricordi,
I giovani semplicemente vivono,
In felicità e leggerezza,
Le foglie si rotolano, s’assiepano,
Si stagliano sulla terra di rame,
E raccontano coi colori
Che la vita deve rallentare
Per rinascere più vigorosa in primavera,
Deve riposare per gli sfarzi dell’estate,
Deve riflettere e cullarsi in nostalgie
Malinconiche e fruttuose.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Giocare all’incompresa

Ne ho scritte tante di poesie per te e solo per te,
Alcune segrete per ardore, altre per pudore,
E mille e mille che han preso il volo
Di libellule sulle mie pagine più libere,
Di molte non hai colto i rossori
Di cuore vergine e di altre non hai
Voluto accogliere il sentire
Cosi facile e potente,
E ora che sei stato licenziato dai miei addii,
Forse un po’ ti penti di non aver capito,
E sai che per me non è più tempo di
Giocare all’incompresa,
Ho il cuore sotto coperta,
In attesa di nuove burrasche

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Dalila

Quella faccia così buffa,
Della bellezza che solo i bambini hanno,
Mi guardi sorridente,
Il filo che ci lega giorno e notte,
Nel silenzio e nelle parole,
I tuoi piedini di pane,
Il tuo profumo di buono,
Le guance che mordo
E mi baci per trattenermi,
Essere tua madre è il mestiere delle fate,
Mi ricordi sempre che
Sei il mio miracolo

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Outing/2

Per me non è un buon periodo, è ricco di cadute su tutti i fronti, botte sui denti continui, però ve lo devo confessare, io ho un ottimismo cieco e fesso, che non vuol saperne, ha bisogno di esistere e rinvigorirsi, penso sempre che oggi è stato così, domani sarà meglio, e anche se sono triste per alcune cose che mi danno dolore, non penso mai che la mia vita sarà sempre dolore, prego solo che passino presto i giorni del dispiacere intenso fino a che arriverà la primavera gonfia di vita e novità positive. A questo ci si arriva se la salute ci assiste, se abbiamo un’indole positiva, ma possiamo anche esercitarci quotidianamente, infittendo i rapporti con le persone ottimiste e piene di valore e vigore e allontanando quelle negative, piene di livore verso la vita, rancorose e acide. Alzandoci e creando attorno a noi un alone di affetto verso noi stessi e gli altri. E impariamo anche ad aprirci senza rinunciare al nostro giardino segreto: raccontare le cose più intime e private senza distinguere l’interlocutore, non ci rende aperti e sinceri, ma sprovveduti…il primo dovere che abbiamo è preservarci e centellinarci, costruire un rapporto di fiducia, non pretenderlo con le confidenze. Oggi è il primo giorno di un mio esercizio spirituale che dovrò protrarre per tutto il mese: ho già avuto delle piccole cadute, ma sono sicura che mi affinerò nei prossimi giorni e questa forma di disciplina mi rafforzerà: nulla si ottiene senza sforzo, sacrificio, meticolosità e fiducia. Qualunque sia la vostra strada per cercare la serenità, ricordate che il viaggio che vi conduce è parte esso stesso del vostro progetto di armonia spirituale. Buona vita a tutti ❤❤❤.

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Pietra sorda

É pietra sorda ormai
Questa sacca
Non ho più te,
Non so più sognare,
Né desiderare,
Gli occhi fessi
Guardano solo la verità,
É deserto il giorno mio,
Non ha vita.
Non ha più clamore senza te,
É una sfilza di ore piatte,
Il corpo muto che mangia,
Cammina, dorme
E non ha più febbri
E vita che arpiona
La testa

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Giganti o nani?

Fare ombra con la propria personalità, dipende dall’essere gigante o dalla dimensione lillipuziana di chi ti teme?
La malizia é negli occhi di chi legge, leggerezza e levità diventano segni di immoralità, il povero di spirito si sente depredato da chi sorride pieno alla vita e seduce con la felicità, non con la carne.

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