Piccola pietra

Se ricordassi che sono una piccola pietra,
Una foglia distesa sulla terra addormentata,
Una piccola goccia d’un flutto marino,
Sarei senza questi affanni,
Questo bisogno d’essere nella pancia di mia madre,
Nel petto di qualcuno,
Nel tormento del mio uomo,
Vorrei ricordarmi d’essere un soffio in questo vento,
Un pulviscolo, un battito di ciglia,
Un istante in questo tempo infinito

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Navigatore esotico

Sei così vicino ai miei nascondigli e non lo sai,
O non te ne curi, io aspetto, e forse m’asserraglio ancora,
Non posso diventar preda dei miei deliri,
Assaporo il ferro della realtà,
Riavvolgo le mie mappe, navigatore esotico,
Che solo per caso ha toccato terra inesplorata,
Lambendo sponde e temendo le intricate foreste.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Lo scrittore

Stasera non voglio partorire nessun personaggio, sarò io il personaggio che si inventa il proprio scrittore. Io il mio papà lo voglio arguto, uno sensibile ma un po’ stronzetto, mi danno fastidio i maschi melensi, ecco. Oppure potrebbe essere una mamma. Ma no, dai, voglio uno scrittore. Allora, dicevamo, quest’uomo qui, che poi è il mio personaggio (posso partorire, io personaggio, un personaggio padre? Boh!) deve avere la pelle attenta ma gli occhi e le parole asciutte, deve essere ironico, stemperare le emozioni, sia positive che negative, con battute, deve suscitare ilarità, ma contenuta e breve. E poi deve essere appena allusivo con i sentimenti e le scene erotiche, mica dobbiamo sempre parlare e pensare all’amore e al sesso.

Ci sono millemila argomenti a questo mondo e poi questi scrittori sempre lì finiscono, noiosi barbosi ripetitivi triti. Però qualche bella scena forte non mi dispiace, eh! 😉 Me lo immagino alto 1.80, quelli bassi no, anche io ho i miei razzismi, né troppo alto, mi pare improbabile uno scrittore altissimo, coi capelli lunghi sul collo, appena brizzolato, me lo voglio costruire affascinante, mica si paga in più, fisico asciutto ma non muscoloso, sarebbe di nuovo improbabile altrimenti, occhi verdi come i miei, verde scuro, le ciglia fitte fitte, lunghe, da femmina, e una bocca carnosa, il naso greco, un po’ taciturno ma non orso. Questo scrittore è capace ad ascoltare oltre le parole, le persone gli raccontano pezzi di vita e lui mentalmente aggiunge o toglie a seconda della verità che avverte dagli occhi, dai gesti delle mani, da come reclinano il collo o si toccano i capelli o il naso. Parrebbe intelligente, almeno così sembra. Lo vorrei sincero, senza paura di dire quel che pensa e di usare parole anche scurrili, irrispettose, se serve a rendere la sua storia, i suoi pensieri. E poi lo vorrei al tavolino a scrivere già di me, ho voglia di capire che racconto mi cuce addosso.

Ora gli accendo la lampada e incomincio a farlo ticchettare sula tastiera del pc, non ho ancora deciso se può fumare o no, ma uno scrittore che non fumi pare un po’ scialbo. Fuma, va.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Pianta forte

I miei rami sono così prodighi di frutti,
Si piegano a tanto peso, benefici e ricchi,
La terra stabile mi tiene, mi nutre e mi fa pianta forte,
Attendo nel frutteto mani contadine
Che sapientemente raccolgano,
Intanto il sole mi rende fertile e generosa.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Sassi parole e pensieri

Sassi parole e pensieri

Ho una collana di sassi al collo,
Sassi e parole,
Sassi parole e pensieri,
Ho una collana al collo,
Pesante, pesante, pesante,
É fatta di sassi parole e pensieri
Sassi solitari
Parole solitarie
Pensieri solitari

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Mannaggiaamme

Poi ti chiedi perché lo fai, che senso ha tutto questo scrivere, chi mai ti leggerà, parole che ti rubano il sonno, la libertà, letture, pensieri riposati, ti dà persino fastidio pensare che chi ti ha esortato, ti ha poi lasciato al tuo destino di parole febbrili, senza prendersene cura. Ma che scrivo a fare, davvero, quanto tempo perso, quanta incuria del mio sentire messo alla mercé di occhi svogliati, dalla curiosità volgare, meschina. Mannaggiaamme. Devo smettere.

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Amelia la cartomante

Eh, è il mio lavoro, e allora? Faccio le carte, predico il futuro, leggo il passato e mi faccio pure i fatti tuoi del presente. E quando il mazzo non è chiaro, ti leggo la mano. Io scruto, scruto, le linee del palmo, gli occhi, i fanti e i re, scruto e spio le esitazioni nel tuo viso, la sorpresa, la paura, il disappunto, la gioia, il terrore. Perché se io ti dico che morirai domani, avrai paura, eh. Ma non te lo dico, a me piace predire futuri gioiosi, pieni di amore realizzati, di uomini che tornano, di separazioni risolte, di ricchezze che arrivano, eredità improvvise etc. etc. Che ne faccio delle brutte notizie? Le butto nel tritarifiuti. Quando vedo una carta malevola la trito. E poi seppellisco i resti nel bosco. Se mi incontri di notte nel bosco, mi scambi per una strega. Però una strega curata, che non esco senza trucco e ben pettinata, eh!

Oggi è arrivata una donna bellissima, la bellezza di un’attrice, una Sophia Loren dei giorni nostri, gli occhi enormi e le ciglia lunghissime, burrosa, vestita in pizzi e trasparenze, senza eccessi però. Le ho lasciato dire solo il nome, poi ho subito tirato fuori le carte. Mmmhhh, che passato doloroso, vedevo un’onda di sangue alta metri, le sue lacrime, i tormenti, i torti subiti Sapevo cosa voleva conoscere del futuro: voleva sapere se l’uomo di cui era innamorata e che aveva lasciato per paura di soffrire, sarebbe tornato indietro. Uscì una carta maligna. Non feci una piega, presi la carta e la tritai. Tirai dal mazzo la carta più bella e le promisi un futuro radioso, felice. Andò via leggera, fiduciosa, persino allegra. Ora vi devo lasciare, devo uscire. Il bosco mi aspetta.

Amelia De Simone – tarocchi e chiromanzia.

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Un fagotto

Apro le mie pagine e ritrovo il tuo volto,
Un sorriso si allarga sulla bocca,
Una carezza, è tutto quello che saprei darti,
E non è poco, anzi è un fagotto di cose buone

Amelia De Simone – novembre 2014.

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