Non di solo sangue, ma furenti acque
Che diventano tempeste,
Questi tuoi ardori, impossibile arrestarli,
E poi io nacqui per asservirti,
Renderti libero di bruciare persin le ossa
Amelia De Simone – febbraio 2015
Ho fatto un sogno stanotte,
Giacevo al tuo fianco,
Mi dormivi accanto,
Il sonno sereno
Come sereno é il tuo giorno,
Mi stringevi a te come bene prezioso,
E non sapevi respirare lontano dal mio respiro,
Confondevi le tue braccia alle mie,
Annodavi i tuoi capelli ai miei,
Corpi aderenti, corpi sapienti,
Che sanno del nostro amore
Da mille anni e più
Amelia De Simone – febbraio 2015
Poesia che sovvieni,
Inventi la mia vita,
Sorprendi con le parole
Che tiri fuori come conigli
Dalla tuba del prestigiatore,
Parli di amore, spirito e carne,
Di preghiera e misticismo,
Fai da ornamento ai pensieri
Più semplici, esalti e mistifichi
I sentimenti più reconditi,
Porti a vita i sogni,
Rendi diamante la pietra grezza,
Amplifichi il sentire,
Rendi sorprendente quel che per gli altri
É un vivere ordinario.
Poesia che mi strappi alla follìa,
Che ammanti di bellezza
Persino le ore più fosche,
Poesia che assurgi a religiosa catarsi,
Che rubi l’anima al fango
E insuffli l’aria più pura
Amelia De Simone – febbraio 2015
Le parole tracciano un cerchio
Come un abbraccio,
Entrarci dentro e sentirsi sicuri é un’attrazione fatale,
Costruiamo barricate di parole,
Il nostro rifugio, il nostro pensiero certo.
Troppo denso può essere un silenzio,
Carico di dubbi,
Ardita l’attesa di una parola che riposa
Il cuore,
Eppure delle labbra mute
Possono nascondere acuti lirici,
Il vero porto, l’afflato più profondo,
Bisognerebbe lasciarsi andare e
Sentire il rumore del mare,
La sferzata di un’onda nelle parole
Trattenute, eppure così fiorite,
E palpare vibrazioni del caos calmo
Amelia De Simone – febbraio 2015
É troppo breve la vita
E quindi, ora che ho le carni lacerate,
Dovrei accontentarmi di amarti senza ossessioni,
senza delirare di notte?
E tu, dovresti semplicemente innamorarti
Senza sanguinare nel costato,
senza invocarmi ogni momento?
É troppo breve la vita per conservarla,
Sciupiamola,
consumiamola,
prendiamola a morsi,
mio adorato tormento
Amelia De Simone -/02/2015
É troppo breve la vita
E quindi, ora che ho le carni lacerate,
Dovrei accontentarmi di amarti senza ossessioni,
Senza delirare di notte?
E tu, dovresti semplicemente innamorarti
Senza sanguinare nel costato,
Senza invocarmi ogni momento?
É troppo breve la vita per conservarla,
Sciupiamola, consumiamola, prendiamola a morsi,
Mio adorato tormento
Amelia De Simone – febbraio 2015
Ho atteso la notte per ritrovarti,
Per ricordare il colore dei tuoi occhi,
Il loro taglio, e come mi guardi,
Il tuo profilo, la mascella lunga,
Il tuo sorriso timido, il naso maschio,
La bocca così disvelante, generosa
E in attesa, il corpo asciutto,
Integro ai vizi, i capelli che si intessono
Come rete, ho atteso e ti rivedo,
E ogni tuo movimento si rinnova
Nel ricordo, o forse dimentico,
I giorni diventano troppo lontani,
Annebbiano i contorni,
É l’ora dei ritorni,
É l’ora di lasciare ancora orme
Amelia De Simone – febbraio 2015
Solo un tuo bacio ha vinto
Il corpo pigro che chiedeva
Ancora riposo.
Le tue labbra succose sono tossiche,
Eppure l’unica cura,
A volte l’uscio tra una vita senza morsi
E una d’adrenalina e pienezza,
Labbra illegali, che richiamano
Lava e magma, fiamme e lapilli,
E sonni sereni
E braccia che non tradiscono
Labbra che salvano, baci vitali
Amelia De Simone – febbraio 2015
Piedi per terra. Piedi per terra. Piedi per terra.
Così ti incitano, stanno sempre col naso per aria cercando di recuperarti dai tuoi voli pindarici, riavvolgono il filo del tuo aquilone, hanno bisogno che tu non sogni, che non ti stacchi dalla realtà. E io sono più testarda di tutti, voglio sognare, non posso credere che la vita sia tutta qua. Speranza, sogno, incanto, fantasia, creatività. Questo dovreste insegnarmi. Io i piedi voglio tenerli in aria.
Come descrivere il vento tra le dita,
Come posso, amore mio, dire quello
Che s’agita in corpo, quel palpitare
Continuo e l’affanno,
I picchi della felicità più ebbra
E la tristezza più cupa, come posso
Dire d’un pensiero, d’una parola che
Altri pronunciano leggera, ed io fatico
Ad ascoltare, e tu fatichi a pronunciare,
Ma più di noi nessuno sente,
Come posso parlare del mio sangue
Che si fa fiotti, poi stille,
Poi pietra e poi ancora fiume,
e tu ci navighi dentro,
Come posso far intendere cose
Che né io né te sappiamo spiegare
Eppur ci piegano e ci tengono attanagliati
Come descrivere il vento tra le dita
Amelia De Simone -/02/2015