Fiore narciso

Ecco lo vedi quel fiore sul ramo,
Quello, il più bello e odoroso,
Proprio quello, é il nostro amore
Che sboccia in primavera,
S’apre alla vita, senza timidezze,
Fiore narciso e pieno di sé,
Vellutato e striato di luce,
Che non sa d’essere fragile e caduco,
Crede d’esser radice,
E sputa fuoco e coraggio,
Sbrana a morsi i giorni nuovi,
Si fa tarantola nella pancia

Amelia De Simone – marzo 2015

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La testa muta

Nel mio quadro sono di spalle
I capelli sciolti, la schiena nuda,
Il mio volto si può solo immaginare,
Non offro occhi che parlano,
Né abbozzo sorrisi, solo una testa muta,
Resto ferma nei miei silenzi dolenti,
Senza astio, solo solitudine indissolubile,
Non ho fragilità da ostentare,
Né amore da mendicare
Una testa senza volto, senza grida,
Senza mani tese,
Spalle nude e dignitose

(La distanza dall’altro é il destino
di chi ha troppa misura di sé)

Amelia De Simone – marzo 2015

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I tuoi occhi

I tuoi occhi

I tuoi occhi piccole fessure,
Li amo, amo le tue occhiaie,
E il tuo sguardo così pieno di me,
Lo sguardo miope di chi legge troppo,
Amo rimirarmi in quegli occhi e saper di me,
Amo quando li tieni chiusi e dormi,
E io aspetto inquieta che tu li apra e mi veda,
Amo quando fingi di non guardarmi
E poi segui ogni mia piccola movenza,
Quegli occhi così malinconici, che diventano
Felici quando divento il loro orizzonte,
Amo le tue occhiaie e amo quegli occhi miopi,
Così grandi e così innocenti

Amelia De Simone – marzo 2015

 

cagdujo1ji7

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Braccia serrate

Poiché posso inventarti, io ti invento vero,
E mi perdo nelle tue strette,
fa male quando mi stringi,
ancora di più quando apri le braccia,
un abbandono d’un istante,
un istante troppo lungo, perfido,
Ti inventeró con braccia serrate,
Fatte per tenermi dentro,
senza mai stanchezza,
senza mai abbandoni

Amelia De Simone – marzo 2015

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Oltre le tue vene

Sorrido al mio sogno ingenuo di raggiungerti,
Di vedere oltre le tue vene, oltre il tuo cranio,
Di entrare nei tuoi pensieri, e ritrovarmi,
É un pensiero così elementare e possessivo,
Che mi rende involuta, poeticamente primitiva,
Come se fosse possibile penetrare la mente
Ed esserne padrona,  aderire al tuo pensare,
Coglierlo, comprenderlo,  plagiarlo,
In tal caso la mia  libertà costerebbe la tua,
E cosa sarebbe la tua gabbia se non la mia stessa?
Quindi non comprenderti e amarti alla cieca,
Senza quelle affinità che son solo dei romanzi,
é l’unico destino che mi resta,
E forse saprò comprendere che ciò che mi sfugge
é più sacro di quel che comprendo e domino

Amelia De Simone – marzo 2015

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Custode del nostro amore

Ma di tutto quel parlare che facevamo,
Io non ricordo nulla, e tu ogni parola
E battito di ciglia e respiro,
Persino i gesti del mio trucco,
E quando infilavo le calze nere,
E come giacevo sul fianco,
Eppure quanto struggimento,
Che provavo, poi distratta
Pensai ad altri amori,
E tu restavi custode del nostro,
Mentre mi pettinavo assorta
E guardavo lontano

Amelia De Simone – marzo 2015

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I tuoi silenzi

Mi misuro nei tuoi silenzi,
Divento trasparente,
Il sangue mio disperso,
i tuoi silenzi, sono così utili a te,
Per rincorrere i tuoi pensieri,
E così laceranti per me,
Castigata senza peccato,
La voglia d’esser libera da te,
Dal contare le ore che ci hanno separati,
É ora che riprenda i miei abiti dal tuo armadio
E ti lasci ai tuoi silenzi senza grazia

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Sarò la tua giovinezza

Quando sarai vecchio e i tuoi capelli radi,
Le rughe profonde, un po’ tristi,
Il cipiglio degli anziani, i passi lenti,
Le carni molli, gli occhi acquosi,
Sarò la tua giovinezza,
Farò rifiorire le tue carni e il tuo sorriso,
Sarò il colore roseo della tua pelle,
E la luce nelle tue pupille,
Sarò le tue ossa giovani e il tuo sorriso aperto,
Sarò la tua gioia di vivere e un sospiro infinito,
Malinconica dolcezza, ricordo che rivive,
Che salva, che cancella il tempo inclemente,
Sarò il tuo futuro, la tua speranza d’eternità

Amelia De Simone – marzo 2015

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