Ho così tanta nostalgia di te,
Che neppure la tua presenza
Mitiga quel morso malinconico,
Tu abiti il tuo corpo
Ma la tua essenza aleggia
Nel tabernacolo del rimpianto
Amelia De Simone – marzo 2015
Mi indicano come folle,
E tu stesso sospetti che lo sia,
Troppo amore per te,
Ma esser lucida é una forma di morte
Che non mi appartiene,
Voglio essere folle d’amore,
Spaventare e non acquietare,
Urlare e non trattenere sospiri e parole,
L’amore é folle e ti sguarra il petto,
E non esiste gabbia che possa contenermi,
Nè bavaglio che possa ridurmi muta,
L’amore é folle e coraggioso
Amelia De Simone – marzo 2015
Posso pure stare al buio,
Io trovo la strada sentendo la voce tua,
Pure da lontano,
Pure nella lingua che non é dei miei avi,
La trovo e la percorro a piedi nudi,
Le mani fiduciose ai fianchi,
Passo dopo passo mi avvicino,
Annuso l’aria, come un animale selvatico,
Riconosco il tuo odore, nulla può trattenermi,
Esplode la testa il petto il ventre,
Mi precipito tra le tue braccia,
A cercare la pace la lotta la vita sanguigna
Amelia De Simone – marzo 2015
Come si spiega il dolore,
Come si descrive, forse così,
Una figura seduta massiccia
Sulla tua anima, un po’ infame,
Un po’ distratta, l’aria sufficiente,
Che toglie il respiro
E oscura la luce,
Rende faticosa ogni ora,
E fragili e pronte le tue lacrime,
É l’unico momento in cui
Si diventa intimi con se stessi,
Senza esser veramente sodali,
Solo finiti conoscitori dei propri abissi,
Dei burocrati della psiche,
Registratori della propria sofferenza,
Senza sollievi e unguenti
Amelia De Simone – marzo 2015
Non é che non volessi crescere, solo che la pelle mi invecchiava, e io avevo appena 16/17 anni, non capivo tutta questa fretta del corpo di andare verso la decomposizione, verso il baratro della vecchiaia, non poteva attendere, lasciarmi giocare ancora un po’, lasciarmi liscia e intatta a giocare con le mie fantasie, crogiolarmi in speranze sul mio futuro luminoso, che c’entravo io con quel corpo disubbidiente e apatico alla vita giovane?
Non ero io, avrei voluto uscire da quella pelle e quelle ossa, ma quella mi stava avvinghiata, manco fossi l’alito vitale.
Che pena, entrambe, nessun equilibrio tra noi, ci saremmo scannate a vicenda prima o poi.
Vecchia strega accopparagazze in fiore.
I miei momenti bui mi servono per misurarmi e sentire tutta la caducità dei miei passi e dei miei stati d’animo, per sapere con sicurezza che nessun entusiasmo é perenne e inviolabile.
Io non li voglio, mi creano disagio, della tristezza che sembra non combaciare con la mia immagine briosa e positiva.
Eppure, come i figli malati che non ti aspetti ma che curi e proteggi quando arrivano, questi momenti servono a rendere speciali i momenti sereni, quieti, calmi, facendoli assomigliare alla felicità.
E servono a reggere le fatiche emotive che ti creano le lontananze, reali e psichiche, a resistere alle tensioni che nascono tra la realtà e le aspettative.
E allora accogliamo anche le tristezze, gli struggimenti, le malinconie, se serve a sentire più profonda la gioia di vivere.
Amelia
Non ti cercavo,
Sei arrivato così,
Senza avvisare,
Un ospite imprevisto nel cuore,
La stanza impolverata e in semiombra,
Non era pronta, la porta chiusa,
Hai sfiorato le mie mura
Col tuo essere voce degli umili,
Le tue lotte pacifiche,
Le parole che diventano poesia,
E racconto e diario dell’anima,
I tuoi silenzi densi e fertili,
Non ti cercavo, ma ora é qui che dimori,
Nel petto fesso e sorpreso,
Finalmente languido, domo alla tua mano
Amelia De Simone – marzo 2015
Ti ricordi,
Mangiavi dal cartoccio
– La golosità dei bambini –
Io affacciata alla vetrina del negozio
Ti guardavo intenerita
Ti facevo da mannequin,
Sfilavo coi vestiti nuovi,
Mi ammiravi tra un tuffo
E l’altro nel cartoccio,
La panchina riposava le tue gambe stanche,
Ci rimettemmo in cammino,
Le borse che traboccavano
Di menta, vaniglia e nuove vesti,
La strada ci appariva leggera,
Come per chi prevede nel futuro
Solo momenti felici
Amelia De Simone – marzo 2015