Io non ho più occhi

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Io non ho occhi, amore,
Li chiudo perché tu non li veda,
Perché la loro luce ti sia negata,
Non potrai più guardarli,
É troppo quel che c’è dentro,
E poca forza per entrarvi,
Ho gli occhi ciechi, ormai,
O così ti appare,
Questi occhi che ti sospirano
E di troppe cose ti parlano.

Io li chiudo, e taccio il mio mondo,
E soffoco le parole, che scoprono
Troppa pelle,
Lascio che mi guardi ma non guardo,
Lascio che mi parli ma non parlo,
Ho gli occhi chiusi, come i morti,
La vita chiusa sotto le palpebre,
Io non ho occhi, amore,
Non ho più occhi

Amelia De Simone – giugno 2015

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Anche i draghi dormono

Il tuo volto non lo ricordo più,
É diventato nebbia,
E l’amore, l’amore, che provavo
Per te e che ancora sento,
É ancora amore o solo ricordo,
Di tante goccioline é fatto,
Dorme un po’, anche i draghi dormono,
E non so più dove sono io
Né dove sei tu,
Né so se ci ritroveremo

Amelia De Simone – giugno 2015

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Certe prigioni

Certe prigioni non sono fatte di sbarre, né di muri, sono più forti, più invalicabili, son fatte di occhiate bieche, di malumori imposti, di volontà che prevaricano. La libertà é non temerli, attendere che questo giorno arrivi e sia per sempre

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Fisarmonica o chitarra?

Un uomo dai capelli indomiti, il naso fiero degli antichi soldati greci, abbracciava con lo sguardo la sua donna, i lunghi capelli rossi, gli occhi verdi, le braccia e i seni floridi, i fianchi così fertili, che ingentilivano qualsiasi occhio d’uomo, la guardava attraverso le nubi di fumo che evaporava dalla bocca carnosa.

La casa era all’ultimo piano di un caseggiato anni ’70, un loft riattato con poltrone e lampade design sapientemente abbinate a mobili antichi, libri che denotavano sensibilità letterarie raffinate mescolati a tomi accademici, fiori di lavanda essiccati alle finestre avvolgevano l’aria, la penombra rendeva l’uomo e la donna affascinanti, seppur nessuno dei due fosse particolarmente bello.

Lei era seduta sul bordo di una sedia, sedeva sempre così, in punta, come i bambini, eppure non dava mai l’idea di aver fretta di rialzarsi o di esser scomoda, solo un vezzo infantile, era distratta, l’aria dolce di una primavera esplosa all’improvviso la rapiva, e la musica che arrivava dal basso acuiva il suo smarrimento felice.

“Senti, é una fisarmonica!” La sua voce di carne, bassa, gravida di promesse, aveva l’eccitazione dei bambini quando indovinano un rompicapo. Lui, tendendo l’orecchio, rispose che no, era una chitarra.

Una chitarra, lei scosse la testa: “che chitarra, senti, é una fisarmonica!” Risero, coscienti di aver rovinato il romanticismo del momento, e che anche quello sarebbe diventato magìa nel ricordo

Amelia De Simone – giugno 2015

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Felici nell’animo

Tutti immaginiamo un futuro sfolgorante quando siamo ragazzi, credo che nessuno mai sogni di fare lo spazzino da giovane, eppure quanto é più utile di un accademico brillante.

Ora, sapersi a più di metà vita senza aver raggiunto alcuna vetta può essere un motivo di insoddisfazione, di notti insonni, di nervosismi serpeggianti, di somatizzazioni dolorose, oppure si può scegliere che sia motivo di soddisfazione e di vanto, perché vivere di poco, con le proprie forze, senza aver ricevuto spinte e appartamenti e gioielli in dono, senza aver fatto alcun compromesso per guadagnarsi il lavoro e il pane, é la vetta, é la gratificazione più grande.

Godere persino dell’acqua che scorre dal rubinetto come di un grosso privilegio, che la maggior parte degli abitanti della terra non ha, é la chiave per essere felici nell’animo

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