A chi attraversa la vita come un attore consumato non importa del teatro, quanto piuttosto del palcoscenico: quanto é grande e quante luci lo illuminano, e superare chi l’ha calcato prima
Amelia De Simone
Sono seduta al tavolo di marmo. É grande, almeno 10 posti, freddo, immacolato. I mobili della cucina sono in muratura, una grossa e panciuta cucina economica spadroneggia nella stanza, una cappa enorme, fuliggine ai muri, cesti ricolmi di frutta e uova di giornata, vasi di miele e farine fresche di mulino.
La cuoca é una signora rubiconda, senza collo, un seno che affatica le spalle, un’ allegria che deve soffocare a dispetto della compostezza, mi detta piano la ricetta: il padrone di casa ha ordinato che mi svelasse il segreto. Lei appare un po’ gelosa, ma vince la sua ritrosia per l’animo generoso che tracima da quegli occhi buoni, e spiega il segreto di questi dolcetti così semplici e così buoni, che hanno reso celebre il signore di casa, il signor Proust. La cuoca mi allunga un cartoccio: c’è dell’ottimo burro di montagna: “vedrà” mi dice “questo é il vero segreto, altro che gobbetta” e ride gioiosa.
Io la ringrazio, saluto il padrone di casa e poi corro a casa a trascrivere la ricetta nella mia raccolta. Forse avrò anche voglia di provare a farle, chissà

Stamattina indosserò ciliegie sulle labbra,
Un vestito di stoffa leggera, che svolazza,
I capelli saranno cornice rossa,
E quegli occhi che son finestre luminose
Guarderanno curiosi altri mondi,
Le gambe libere avranno il vento sulla pelle,
Le braccia saranno allegre, nude,
Ho fame, ho voglia di mordere l’aria,
Di prendere per me tutti i raggi di sole,
E ubriacarmi anche, di vita, di spensieratezza,
Di voci piene di racconti e pelle cotta dal sole,
Stamattina indosserò ciliegie e i miei sogni migliori
Amelia De Simone – giugno 2015