É solo contorno

Nasco e muoio sulle tue labbra,
E nel frattempo amo di te pure altro,
I tuoi occhi, i tuoi versi, il tuo spirito multiforme,
Ma é solo contorno,
Solo una scusa un po’ banale per farmi baciare,
Le tue labbra mi affamano, mi figliano, mi uccidono

Amelia De Simone – luglio 2015

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L’amore gioioso

L’amore gioioso

Mi conservi nei tuoi silenzi,
intatta, ripeti mille volte in mente
Le mie movenze,
ti istupidisci nella memoria,
la nostalgia diventa una compagna fissa,
ti siede in braccio al posto mio, composta,
Io mi conservo intatta, vorrai ritrovarmi
Quando il piacere di amore malinconico
Diventerà noioso,
E l’amore gioioso, l’amore che non ammette i vuoti,
Esploderà tiranno

Amelia De Simone – luglio 2015

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I fischi all’orecchio

I fischi all’orecchio

Ho un solo vanto,
D’essere bella nei tuoi occhi,
E semplice nei tuoi sogni,
Come acqua e menta,
E color freschezza,
Sapor di buono e ventoso,
Ho un solo vanto
Di leggere i i tuoi pensieri
E di inventarli anche un po’,
Mentre sdraiato sul divano
Fissi il soffitto e vedi i miei fianchi,
Ho un solo vanto,
Di pensarti e conservati indenne,
Nonostante le mie tempeste,
I pianti a volte e quelle paure
Un po’ infantili
Ho un solo vanto,
Di mettere in poesia
Tutti i marosi, e le correnti sotterranee,
E i vuoti d’aria, i fischi all’orecchio
E i fuochi sulla pelle

Amelia De Simone – luglio 2015

 

 

piccoloQuesta poesia è contenuta nel libro
di cui sono coautrice:
“Dimmi qualcosa di bello”
ed. Vita.
Puoi prenotare il libro
scrivendo a: 
vitaeditrice@gmail.com 

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Infinitamente piccolo

Non c’è niente di più bello dell’infinitamente piccolo e impercettibile e gli occhi grandi come una macchina da presa.

Gli occhi fintamente serrati osservano e godono, le sensazioni amplificate, grondano vibrazioni: un refolo di vento diventa tempesta, un granello di sabbia una duna, un motivo musicale il sottofondo di una storia d’amore, un odore un ricordo articolato dell’infanzia.

Filmo la vita, mi perdo dietro ai pulviscoli, forse non vedo i grandi spettacoli, li perdo, o forse son proprio quelli

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Eppure é una forma d’amore

É più potente nel mio immaginario una foto non scattata d’un giorno felice, una parola d’amore nascosta per pudore, una carezza mai data a chi respinge per maschia consuetudine, sono le mie perle d’una collana preziosa che sfoggio unicamente sulla pelle nuda, da sola, nella mia intimità, l’orgoglio un po’ inutile di chi non sa rompere la fragile coltre tra affetto e virile ritrosia.

Anche non saper tenere una mano, rispettare chi non vuole, é una perla che costa lacrime mute, costa starsene periferici, falsamente lontani e indenni

É difficile dire, ancor di più non dire. Eppure é forma d’amore

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Fammi nascere intera

Fammi nascere intera

Le tue parole d’oro e petali
Mi rendono pietra
La bocca tace
E il petto e gli occhi traboccano.

Insegnami l’ora della mia felicità,
Restutuiscimi la fede,
L’aria fine nei polmoni,
La testa serena sul cuscino,
Restituiscimi agli incanti,
Ai sogni che assomigliano alla pace,
All’amor di me.

Fammi nascere ancora,
Intera, sana, senza più spine,
Leggera, gli occhi senza tormento,
Ripetimi le parole d’oro e petali,
E frantuma la pietra.

Rendimi fluida, acqua di ruscello,
Aria che fluttua felice,
Rendimi libera, paziente,
Senza più periferia

Amelia De Simone – giugno 2015

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Senza mani alzate

Tremo, il tuo arrivo
Mi rende foglia tremula
Al soffio del vento,
Il tuo corpo nudo che
Indaga il mio,
Nuda carne, nudi i pensieri,
Nude le vene del cuore,
Fragili questi occhi
Che vogliono rompersi
A tanto fragore,
Io tremo, non venire,
Mi trovi senza vesti,
Senza mani alzate,
Arriva presto, resta,
Parti, proteggimi,
Non rompermi,
Non venire, non andare,
Io tremo, e sei già qui

Amelia De Simone – maggio 2015

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E le movenze, eleganti

Sei gigante nell’assenza,
Il Maestro che non sei,
I tuoi sguardi diventano
Intensi, lunghi,
Da cortometraggio,
La parola che ti ruggisce negli scritti,
Diventa mansueta sulle labbra,
Al rallentatore rammento i tuoi respiri,
E le movenze, eleganti, ma forse solo nell’invenzione,
Il pane condiviso con la leggerezza
E bramosìa dei giorni materiali,
Nel ricordo diventa ostia,
E così la mano tua che serra i miei fianchi,
Diventa mano di asceta,
La tua assenza ti ricrea,
Ti fa nuovo, d’una veste che ti farebbe
Sorridere e scuotere la testa

Amelia De Simone – giugno 2015

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