La tua melodia tzigana

La tua melodia tzigana

T’ho sedotta con la mia solitudine,
Sono la tua melodia tzigana,
Struggente e malinconica,
Danzo sola, e tu mi osservi,
Senza la cautela degli uomini accorti,
Consapevole che l’ostacolo
Tra noi sono i troppi nodi
Della mia mente,
Troppo fiato ti toglie la carne mia,
Per aver le forze di guidare
Le note tristi del mio ballo,
E continui ad aleggiare
Senza mai confonderti in me

Amelia De Simone – dicembre 2014.

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Nella mia bolla

Ho così sete, così sete,
E l’acqua scorre sotto di me,
La sento, l’avverto, ma non l’afferro,
Mi scivola tra le dita La mia sete mi toglie vita
E mi spinge alla vita,
Resto nella mia bolla da altera,
Troppi vagheggi, poca terra salda

Amelia De Simone – dicembre 2014.

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Egolatrie

Sì, suonami come un violino,
Le corde tese, un suono che vibra
E rompe con leziosa malinconia
Il silenzio senza densità,
Sono strumento che pretende
Perizia e passione che scuote,
E tu, artista immerso nei tuoi fluidi poetici,
Cerchi di me e mi canti,
Senza afferrarmi per davvero,
Perché è l’amor per me che studi
E accordi, cercando conferme ai tuoi
Pensieri, senza trovarmi,
Schiavo delle egolatrie degli artisti

Amelia De Simone – dicembre 2014.

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La capinera

I miei cocci,
non presti attenzione,
li calpesti,
e ancora ne fai altri,
tintinnano,
i tuoi passi arrivano sordi,
sovrastano la voce rotta,
scevri di delicatezza,
lasciano orme che raspano
una pelle arsa e lacera,
non hai colpe,
se non l’assenza di devozione,
curiosità del corpo e non dei flutti interni,
attrazione della bellezza
e non per i chiostri silenti
d’una capinera dalle tante segregazioni

Amelia De Simone – dicembre 2014.

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La prigionia

É un tale refolo di vento
Questo sentire per te,
Mi morde piano piano il petto,
Come un animaletto selvatico,
E non so sognare se non carezze in viso e baci
E mille volte i corpi in comunione,
É leggero il mio vagheggiare,
Porta solo ambrosia, solo festa,
Assaporo ad occhi chiusi la gaiezza della passione
Che mi tiene in ostaggio,
Prigionia desiderata e trattenuta.

Amelia De Simone – dicembre 2014.

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Cuore matto

Ho un cuore che fa le curve,
mi strattona, va su e giù,
un po’ di vertigini e poi la calma,
e poi s’arresta e poi s’arrabbia,
s’immalinconisce e poi scoppia in risa,
ho un cuore un po’ bipolare,
a volte si assenta e a volte sbuca d’improvviso,
e s’attorciglia nelle spine,
finge d’assopirsi e poi si desta ancora più arzillo,
ho un cuore matto, ma matto assai.

Amelia De Simone – dicembre 2014.

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Piove su Torino

L’acqua divora l’orizzonte,
tutto è bruma,
la punta della Mole si nasconde,
non per pudore ma per i cieli contro,
secchiate di tristezza e nebbia
e ricordi amari si rovesciano sulla città,
doma ai furori della volta ostile,
tutto è malinconia, pallore,
il sole pare d’altri mondi

Amelia De Simone – dicembre 2014

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Piccola pietra

Se ricordassi che sono una piccola pietra,
Una foglia distesa sulla terra addormentata,
Una piccola goccia d’un flutto marino,
Sarei senza questi affanni,
Questo bisogno d’essere nella pancia di mia madre,
Nel petto di qualcuno,
Nel tormento del mio uomo,
Vorrei ricordarmi d’essere un soffio in questo vento,
Un pulviscolo, un battito di ciglia,
Un istante in questo tempo infinito

Amelia De Simone – novembre 2014.

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Navigatore esotico

Sei così vicino ai miei nascondigli e non lo sai,
O non te ne curi, io aspetto, e forse m’asserraglio ancora,
Non posso diventar preda dei miei deliri,
Assaporo il ferro della realtà,
Riavvolgo le mie mappe, navigatore esotico,
Che solo per caso ha toccato terra inesplorata,
Lambendo sponde e temendo le intricate foreste.

Amelia De Simone – novembre 2014.

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