Le ferite sono mappe per ritrovare la forza interiore.
La fantasia, la poesia, gli amori, le passioni, le memorie, i legami, i sogni, i libri e i film sono le oasi dove riposare le ossa stanche e riprendere il cammino.

La notte porta silenzio e buio,
Si posa densa sulle spalle e
Ti rende di molle sonno,
La notte é fatta di piccole assenze,
Il sole é altrove, le mani forti
E il cuore dei leoni dispersi nella luce,
Ora solo silenzio e buio,
Quiete bruna,
Si scivola calmi nell’abbandono,
La vita si ferma, resta nelle pieghe
Degli occhi e delle lenzuola,
Un pensiero debole d’amore,
Poi diventa limbo,
Membra abbandonate e stanche,
La notte é una piccola fuga
Amelia De Simone – agosto 2015

Anna si stava rivestendo. Mentre si infilava i collant, cercava di non fargli vedere che aveva un buco in punta. Toglie ogni magia, un buco alle calze é un marchio di infamia, ti toglie sensualità ed eleganza, ti rende brutta e sconcia.
Lui nemmeno se ne era accorto, e anche se lo avesse visto, non ne avrebbe fatto un dramma. Lei era sempre così impeccabile, i suoi tailleurs così professionali, le collane ricercate, gli orecchini en pendant, la biancheria fine e ricamata, la pelle profumata, sempre fresca di parrucchiere, rispetto a lui, che era tanto bohemien, era di un altro mondo.
Poi era così bella, le avrebbe perdonato qualsiasi cosa, un buco alle calze, un ritardo all’appuntamento, una promessa non mantenuta, persino un tradimento fugace. D’altronde Anna é una donna troppo carnale per poter appartenere a un uomo solo, lui lo sapeva benissimo, godeva dei suoi favori e dell’amore fervente e devoto di lei, sapendo che la fedeltà era un bisogno intimo di Anna, non suo. Lui la vedeva nella sua vera essenza, e l’amava esattamente così, non l’avrebbe cambiata d’una virgola, pur se gli toccava ingoiare fiele a ogni sua “distrazione”.
Anna finì di rivestirsi, sentiva la pelle dell’alluce sfregare contro la scarpa, ma avrebbe ingoiato cianuro piuttosto che confessare l’odioso incidente e col sorriso delle donne padrone del loro destino, lo salutò, gli diede un bacio fugace, quello che danno le amanti sazie dopo ore di amore intenso.
Quando gli diede le spalle, lui notò una smagliatura lungo tutta la gamba, sorrise e tacque, sapendo quale dramma ne avrebbe fatto lei, se lo avesse saputo. Quanto l’amava, tutta fianchi e testa, tutto seno e bontà, tutta etica e fissazioni stupide. Quanto sei bella Anna, mi togli il fiato
Amelia De Simone – agosto 2015
L’attesa mi fa impilare parole,
Sogni e fatti,
Mi ricordo del futuro,
Mi rammento di cose che accadranno,
Io piango un po’, perché i sorrisi
Mi premono e mi fanno male,
Ho bisogno di spurgare
Il petto troppo pieno,
Io sono felice e piango,
E tu mi guardi un po’ stupido,
Ti pare troppo, ti pare di non meritare
queste corde tese nell’animo mio,
Guardami pure e aspetta che calmi
Questo mare in tempesta
E mi renda soffice, un corpo senza tormenti,
E la testa serena, piena di fiducia
Amelia De Simone – agosto 2015

Mio padre s’è smarrito nella terra dell’indefinito, degli scenari che cambiano in continuazione, dei viaggi e traslochi che ogni giorno gli affaticano la mente, dei figli che diventano osti o cantinieri, dottori o signori di passaggio, di mogli che diventano generali, di camere da letto mobili, che non danno più conforto e sicurezza: mio padre é voluto andare in un teatro, dove gli cambiano continuamente le scenografie.
Si disorienta e con la tenacia dei bimbi piccoli chiede dove sia, perché sia lì, chiede di essere portato a casa sua, la sua vera casa, angoscia e sgomento i suoi tignosi compagni di viaggio.
Mio padre ha fatto un buon lavoro se ora i suoi figli lo lavano, lo vestono, lo imboccano, lo prendono in braccio, se lo calmano nelle ore insonni e agitate della notte.
Però é anche un po’ farabutto: ci ha buttato addosso una croce: non siamo pronti, non sappiamo capire che non tornerà mai più l’uomo sicuro e deciso di prima, che non sarà più in grado di camminare da solo e formulare un pensiero logico.
Io mio padre lo amo, ma lo odio anche un po’, non si fanno questi brutti scherzi.
Non si accarezza in viso una figlia durante la veglia notturna e le si chiede: “chi é sta figliola?”
Io mio padre voglio metterlo nel mio sogno e voglio farlo guidare, andare a fare la spesa, prendere il caffè al suo bar preferito. Io non ci credo che mio padre si sia trasferito per sempre nelle lande dei pensieri disconnessi.
É mio padre, non é possibile
Il cuore, meravigliosa creatura,
Sì rattrapisce, sanguina,
Si riduce a brandelli
O prugna secca,
Si ferma per sempre,
Tranne poi ripartire,
C’è un po’ di cicoria dentro
Per tutti gli amori finiti,
Per le carezze di madri mai avute,
Per i figli mai nati,
E un po’ di sangue nero
Per chi non respira più,
Per chi, dispettoso, dorme per sempre,
Ma c’è anche una nuvola di cotone,
Un po’ di passi lievi, e sorrisi,
Per gli occhi che attraversano i tuoi,
E la bocca che trova la tua,
Il cuore, a volte, sai
Amelia De Simone – agosto 2015
Sono fortemente indebitata. Devo restituire tanto, tantissimo.
Il mio creditore é un signore un po’ snob, se ne sta ai piani alti, anzi altissimi.
Io sono abituata a bussare alla sua porta quando ho bisogno, e succede spesso, ma solo quando ho grattato il fondo del barile, e lui tutte le volte mi apre: non mi sorride, mi guarda un po’ indagatore, non fiata una sola parola, annuisce, gli occhi buoni, i capelli bianchi, sciolti sulle spalle, un vecchio signore eccentrico, ascolta le mie esose richieste e poi tira fuori dalle sue borse quanto mi occorre.
Lo ammetto, io approfitto di tanta bontà, non so nemmeno perché questo signore mi dia tanto credito, ma finché ce n’è, io prendo, non mi faccio mica prendere dai sensi di colpa.
Devo dire che ogni tanto mi arrabbio con lui, perché continuo ad accumulare debiti, vorrei che lui non continuasse a versare, che mi scacciasse dalla sua casa, magari risentito, accigliato, urlante e minaccioso.
Invece mi accoglie a braccia aperte, quegli occhi così grandi, liquidi come il mare, ci si perde dentro. Io vorrei che ogni tanto Dio pretendesse da me atti di fede, ma lui crede in me, e tanto basta. Lui dà, io prendo.
Amelia De Simone – agosto 2015
Stare in silenzio,
Accoglierti nel pieno di parole solamente pensate,
Ricordarti nei tuoi sguardi,
Nei tuoi sorrisi stretti,
Nella mani generose,
La tua tavola sempre affollata,
I vini pregiati e le pietanze golose,
Gli affetti sempre accanto,
Quel sarcasmo così tuo,
Garbato, misurato,
Mai un lamento, mai uno sconforto,
Un uomo che disegna la vita,
L’uomo delle risposte,
Questo eri, sei, sarai sempre
Amelia De Simone – agosto 2015