Nulla più

Un frullìo d’ali, un bicchiere di vino santo 
Un abbraccio, un fiore aperto ai cieli, 
Un volo maestoso, e cima di montagna, 
Uno scoppio di risa, un battito ritmato,
Danza vorticosa, nasi strofinati, 
Baci a fior di labbra, la pelle tua di sole, 
Gli occhi incatenati, le parole sussurrate, 
I respiri trattenuti, i silenzi densi e pieni, 
La fiducia senza fine, vita e meraviglia 
Questo sei tu, e nulla più. 

Amelia De Simone – Agosto 2014
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Lieve lieve

Una carezza fresca 
Come acqua di fonte 
Guardo gli occhi tuoi 
Mediterranei e pieni 
E li amo senza fine 
Accarezzami ancora 
Senza struggimento 
Ma lieve lieve 
Come mano di padre 
Che non sa abbandonare 
Serenamente, 
Senza predarmi lieve lieve
Come questo sospiro 
Di tenero sollievo 

Amelia De Simone – Agosto 2014
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Perdersi

Perdersi nell’illogico labirinto 
Passi storti e senza ratio 
Pulsa il petto 
Aspra la lotta 
O forse molle 
Contro le malìe 
Delle furie d’Afrodite 
Arrendersi e offrire 
La candida gola 
Combattere e sottrarsi 
Agli dei misericordiosi 
Pur sempre chiodi nelle carni 
Fiotti di sangue crudo 
Condanna senza assoluzione 

Amelia De Simone – Agosto 2014
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Donna di vetro

Rivendico il diritto alla tristezza 
Sono di carne e pane e occhi scuri 
Di mare di sangue e di lacrime 
E voglio cullare il dolce male 
Ed essere avvinghiata senza fiato 
Rovesciare maledizioni al cielo 
E raccogliermi muta e senza innocenza 
Nei miei struggimenti e folli voli 
Donna di vetro e cocci 

Amelia De Simone – Agosto 2014
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Un bronzo antico

Svettavi biondo come le spighe 
Su carni di bronzo 
Scultura sapiente di natura benigna 
Occhi profondi che sorridevano 
Ancor prima della bocca di ciliegia 
Le braccia larghe al mondo 
La sorella amata e i fratelli 
Tua madre che stringevi a te, mai sazio, 
E tuo padre, a cui avevi rubato 
I colori Poi la miseria umana, 
Ha armato mani vili e maligne 
E t’ha fatto muto, 
E fisso nelle mura gelide 
Ha lacerato il cielo 
E buttato tra i rovi 
I cuori dei tuoi amati 
Riposa in pace, e abbracciati al cielo 
E porta ristoro alle lacrime del sangue tuo 
E vieni in sogno a quella madre vinta 
Accarezzala senza mai staccarti 
Fatti ancora figlio del grembo suo 

Amelia De Simone – Agosto 2014 
(A Raffaele Cesarano 1986-2007, figlio di mia cugina carnale Rosaria Falanga)
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I vecchi d’agosto

I vecchi d’agosto sono 
Mucchietti d’ossa e occhi a spillo 
Le carni e l’iride trasparenti 
Vagano tra i corridoi in penombra 
Come spiriti inquieti 
Hanno brividi di freddo 
Nelle arsure dell’aria 
E mai sete e mai fame 
Sospirano i ricordi della giovinezza 
Ieri lo annacquano d’oblio 
Non hanno futuro, solo tanti domani, 
Non hanno più risposte né domande 
Dimentichi di sé e ciechi e a volte lividi 
Ai palpiti tutt’intorno 

Amelia De Simone – Agosto 2014
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Io sono

Io sono mare, e campo, e rena 
E poi ancora schiuma e fiore, 
Oro e vento, fame e rabbia, 
Sono colore e calma e fragore, 
Dubbio e incoscienza e forza 
E sono le mie rughe e le mie imperfezioni 
Sono l’immagine che vedi 
Il pensiero che ti sorge 
E sono quel che non ti appare 
E quel che non arrivi a pensare 
Sono gatto e sono nodo, 
Sono verso e sono fuoco, 
Sono occhi che scrutano lontano 
E occhi ciechi e sono paura, 
E tristezza e risa, 
Sono braccia asserragliate, 
E mani tese, 
Sono broncio e segno di pace, 
Sono tutto il mio passato e sono il mio domani 

Amelia De Simone – agosto 2014
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Chiaroscuri

Quando poi ti racconterò delle piogge 
Che m’hanno intrisa di terra nera 
E dei venti che m’hanno scossa 
E dei veli che m’hanno celata 
Allora saprai quel poco di me 
Che ti sarà dato 
E quando poi mi vedrai ridere 
E dare a piene mani 
E indossare la pelle d’altri 
Allora saprai ancora un po’ di me 
E ancora le furie e gli egoismi 
La disciplina molle e il pigro agire 
I piccoli pensieri e le risposte mendaci 
Ti sveleranno le ombre mie 
E saprai di me quel che 
Le tasche tue sapranno contenere 

Amelia De Simone – agosto 2014
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L’attesa

Tarda nella notte ha atteso che lui facesse un cenno di pensiero rivolto 
Aveva masticato cicoria e fissato lancette lente e senza nuove 
Pesante nei passi, la testa china, s’ arrese alle ore vuote 
e s’ abbandonò alle sconcezze della solutudine. 

Amelia De Simone – luglio 2014
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