Orgoglio e pregiudizio

Moltissimi anni fa ho letto un articolo su La Stampa del grande Guido Ceronetti, sullo stupido orgoglio di nascere in un luogo. Allora non lo compresi, mi pareva contrastasse con la mia necessità di appartenere al mio luogo di nascita, alla mia città, Torre Annunziata, dalla quale mi ero allontanata per seguire il mio progetto familiare, stanziandomi a Torino. Allora ero ancora un’ospite per Torino, per spiegare le mie sensazioni usavo dire che quando tornavo a Torre mi sentivo in ciabatte, comoda, rilassata, quando ero a Torino sui tacchi a spillo. Nei miei primi rientri a Torre pensavo “torno a casa”, fino a quando ho sentito di tornare a casa anche quando rientravo a Torino…poi negli anni tornare a casa per me voleva dire prevalentemente la casa torinese. E quindi il senso di appartenenza si e allargato, le sue radici si sono estese ed attorcigliate, si e aggrovigliato tutto il nodo emozionale legato ai rituali, alle esperienze, alle storie delle mie due terre. Ed ora ho compreso appieno le parole del Ceronetti: si nasce a caso in un luogo o nell’altro del mondo, e, pur non rinunciando alla propria identità culturale, alla fitta rete di conoscenze e sentimenti legati al luogo di nascita, e assolutamente ridicolo sentirsi superiori perché di e nati in Italia piuttosto che in Burundi, in America piuttosto che in India etc. Il vero orgoglio e aprirsi all’integrazione, accettarla se non promuoverla, conoscere la propria storia di dolorosa emigrazione italiana per condividere, per comprendere le sofferenze e difficoltà altrui. Sono orgogliosa di essere italiana, non quando gioca la nazionale, ma sempre, nonostante le tante ombre e infelici comportamenti di tanti. Orgogliosa ma non superba, fiera ma non prevaricatrice. Orgogliosa di essere in una città multietnica, una città per tutti, di tutti.

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