Sorrido al mio sogno ingenuo di raggiungerti,
Di vedere oltre le tue vene, oltre il tuo cranio,
Di entrare nei tuoi pensieri, e ritrovarmi,
É un pensiero così elementare e possessivo,
Che mi rende involuta, poeticamente primitiva,
Come se fosse possibile penetrare la mente
Ed esserne padrona, aderire al tuo pensare,
Coglierlo, comprenderlo, plagiarlo,
In tal caso la mia libertà costerebbe la tua,
E cosa sarebbe la tua gabbia se non la mia stessa?
Quindi non comprenderti e amarti alla cieca,
Senza quelle affinità che son solo dei romanzi,
é l’unico destino che mi resta,
E forse saprò comprendere che ciò che mi sfugge
é più sacro di quel che comprendo e domino
Amelia De Simone – marzo 2015