È un paese, il mio, che è fatto di pietre di mulini antichi
Di rampe al mare, rena nera e bollente, venditori di ghiaccio e granatine,
La ferrovia che s’affaccia giocosa sui piloni
Al porticciolo basso e riparato,
Le barche dei pescatori consumate dalle onde,
Le case bianche adornate dai buganvillee,
E quelle coi muri scrostati e diroccati,
La Montagna che s’erge grassa e brulla,
Finge un riposo senza fine,
Il brulichio dei motorini, le macchine imbottigliate,
Strade che paiono femmine gravide,
I chiacchiericci, le pacche sulle spalle, i vicoli umidi,
La Rampa Nunziante che affaticava i cavalli
E i bagnanti che rientravano fiacchi di sole e salita ripida,
I cuori generosi, le porte aperte al mondo, le tavole imbandite,
La fatica di vivere e la leggerezza di non preoccuparsi del domani,
Il fascino di Poppea e quello delle donne dai fianchi sinuosi,
I ricci setosi e la bocca che promette baci ardenti,
Questa é Oplontis e mille cose ancora
Amelia De Simone – settembre 2014

Belle, belle, belle, riesci ad esprimere le cosein modo che le immaginiamo e le viviamo in prima persona.