“Dimmi qualcosa di bello” ora anche su Amazon

“Dimmi qualcosa di bello” ora anche su Amazon

Sono coautrice del libro di poesie “Dimmi qualcosa di bello” insieme a Luca Rubin, Stefania Perna, Patrizio Righero e Lalla Desiderato.

Il nostro libro oltre ad essere venduto in varie librerie piemontesi, può essere richiesto direttamente alla casa editrice – vitaeditrice@gmail.com – ma da oggi anche su Amazon.

Le librerie sono:

  • Libreria Mondadori – Piazza Barbieri, 15 – Pinerolo (TO)

 

  • Libreria Ave Regina – Corso Regina Margherita, 74 – Torino

Non so per voi, ma per me al mondo non esiste odore più veicolante verso l’immaginazione più eterea di quello della carta dei libri. Il piacere tattile poi aggiunge valore a poesie nate da lirismi intimi e appassionati.

A voi la scelta di goderne pienamente

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Tra le mie mani DIMMI QUALCOSA DI BELLO

Tra le mie mani DIMMI QUALCOSA DI BELLO

dedicaFinalmente tra le mie mani il libro fresco di stampa “Dimmi qualcosa di bello”, di cui sono una dei 5 autori.

Non so quanto traspaia, ma sono molto emozionata, ho appena terminato le dediche su richiesta delle prime copie del libro 😄

Il libro é una raccolta di 50 poesie – le mie sono 10 – accompagnate da altrettante fotografie, che ne fanno della cartoline.

Non é inteso come libro classico, piuttosto la copertina fa da custodia e raccoglitore delle 50 cartoline. Esse si staccano molto facilmente affinché vengano donate per veicolare un messaggio di affetto e vicinanza 💜

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Il cammino dei cuori luminosi

Il cammino dei cuori luminosi

Si può continuare con un’idea eticamente corretta anche in un ambiente inquinato da motivazioni poco etiche.

Si può fare del bene anche se chi agisce nel tuo ambito ha altri progetti, altri interessi, legati alla propria gratificazione economica o narcisistica.

Si può dimostrare forza anche nel silenzio tenace, nell’esercizio di pazienza, nel sostenere inimicizie e detrattori, nel respingere progetti di contrattacco di basso livello.

Si può sapere di sè meglio nell’isolamento, nell’assenza di piaggeria confondente e inutile, di sostegno incondizionato, che non porta in sé il seme della crescita.

Si rafforza il proprio cammino,le buone intenzioni di cui é disseminato, i cuori luminosi lasciano una scìa evidente, i cuori puliti li riconoscono

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Il dolore

Il dolore

Tutti ad indicare la strada giusta, la soluzione, la vera via.

Tutti a risolverti l’angoscia, la tristezza profonda, come se non dovesse esistere.

Eppure c’è un tempo per essere cupi, nani in un corpo lungo, pipistrelli delle proprie grotte, e bisogna vivere questa tinta fosca, riconoscerla e abitarla.

Può essere il tempo di poche ore, pochi giorni, poche settimane, mesi, anni.

Il dolore sa quando andare via, non vuole insidiarti, solo insegnarti ad essere meno materialista, meno superficiale, sa quando distaccarsi pian piano e finalmente lasciarti libero di provare di nuovo il gusto della vita.

Io non lo voglio, non lo invoco, ma se c’è non giro la testa dall’altra parte, cerco solo di capire quando mi abbandonerà, non il perché sia venuto a cercarmi, quello é solo un modo di prolungarlo, di trattenerlo, e cerco di tenere a mente che là fuori c’è il sole, oltre la nebbia, oltre la notte

Amelia De Simone – settembre 2015

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Io settembre lo amo

Io settembre lo amo

Io settembre lo amo, perché non sa di essere settembre, crede d’essere agosto, é un po’ fuori di testa, e poi incomincia a fare un po’ di giochi di colori, gioca a fare l’autunno, non sa d’esser settembre e ogni tanto fa ottobre, a volte persino novembre.

Io settembre lo amo perché ha i colori delle foglie calde, perché sa di terra, di vino, di castagne, e ancora la gente stende i costumi ai fili del bucato, e prende il sole, e s’abbraccia al mare, come niente fosse.

Io settembre lo amo perché é confuso, come me, é tante cose, é un inizio, é una fine, però ha un’anima tutta sua, ed é un soldato orgoglioso che combatte la guerra delle nebbie e dei confusi giorni

Amelia De Simone – settembre 2015

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Mio padre

Mio padre

Mio padre s’è smarrito nella terra dell’indefinito, degli scenari che cambiano in continuazione, dei viaggi e traslochi che ogni giorno gli affaticano la mente, dei figli che diventano osti o cantinieri, dottori o signori di passaggio, di mogli che diventano generali, di camere da letto mobili, che non danno più conforto e sicurezza: mio padre é voluto andare in un teatro, dove gli cambiano continuamente le scenografie.

Si disorienta e con la tenacia dei bimbi piccoli chiede dove sia, perché sia lì, chiede di essere portato a casa sua, la sua vera casa, angoscia e sgomento i suoi tignosi compagni di viaggio.

Mio padre ha fatto un buon lavoro se ora i suoi figli lo lavano, lo vestono, lo imboccano, lo prendono in braccio, se lo calmano nelle ore insonni e agitate della notte.

Però é anche un po’ farabutto: ci ha buttato addosso una croce: non siamo pronti, non sappiamo capire che non tornerà mai più l’uomo sicuro e deciso di prima, che non sarà più in grado di camminare da solo e formulare un pensiero logico.

Io mio padre lo amo, ma lo odio anche un po’, non si fanno questi brutti scherzi.

Non si accarezza in viso una figlia durante la veglia notturna e le si chiede: “chi é sta figliola?”

Io mio padre voglio metterlo nel mio sogno e voglio farlo guidare, andare a fare la spesa, prendere il caffè al suo bar preferito. Io non ci credo che mio padre si sia trasferito per sempre nelle lande dei pensieri disconnessi.

É mio padre, non é possibile

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Lui dà, io prendo

Sono fortemente indebitata. Devo restituire tanto, tantissimo.
Il mio creditore é un signore un po’ snob, se ne sta ai piani alti, anzi altissimi.
Io sono abituata a bussare alla sua porta quando ho bisogno, e succede spesso, ma solo quando ho grattato il fondo del barile, e lui tutte le volte mi apre: non mi sorride, mi guarda un po’ indagatore, non fiata una sola parola, annuisce, gli occhi buoni, i capelli bianchi, sciolti sulle spalle, un vecchio signore eccentrico, ascolta le mie esose richieste e poi tira fuori dalle sue borse quanto mi occorre.
Lo ammetto, io approfitto di tanta bontà, non so nemmeno perché questo signore mi dia tanto credito, ma finché ce n’è, io prendo, non mi faccio mica prendere dai sensi di colpa.

Devo dire che ogni tanto mi arrabbio con lui, perché continuo ad accumulare debiti, vorrei che lui non continuasse a versare, che mi scacciasse dalla sua casa, magari risentito, accigliato, urlante e minaccioso.
Invece mi accoglie a braccia aperte, quegli occhi così grandi, liquidi come il mare, ci si perde dentro. Io vorrei che ogni tanto Dio pretendesse da me atti di fede, ma lui crede in me, e tanto basta. Lui dà, io prendo.

Amelia De Simone – agosto 2015

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Infinitamente piccolo

Non c’è niente di più bello dell’infinitamente piccolo e impercettibile e gli occhi grandi come una macchina da presa.

Gli occhi fintamente serrati osservano e godono, le sensazioni amplificate, grondano vibrazioni: un refolo di vento diventa tempesta, un granello di sabbia una duna, un motivo musicale il sottofondo di una storia d’amore, un odore un ricordo articolato dell’infanzia.

Filmo la vita, mi perdo dietro ai pulviscoli, forse non vedo i grandi spettacoli, li perdo, o forse son proprio quelli

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