Il Giardiniere di Dio

Il Giardiniere di Dio

Ero pianta in ombra nella terra secca, quando arrivò il Giardiniere di Dio a nutrirmi di aria, di sole e acqua santa.

Divenni fusto forte e carico di frutti, lussureggiante persino,
le radici grasse, salde, gravide di vita.

Divenni Pianta di Dio,
straripante di linfa e nutrimento per chi si addolcisce ai morsi dei frutti e si ridesta nella luce

Amelia De Simone – 9 giugno 2019

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Sono povera

Sono povera

 

Sono povera, ho addosso tutti i vestiti laceri dei morti per fame, di freddo, di lame, di gelosia, di mare maligno, di coste aride, di tesori saccheggiati.

Sono povera, ho le pieghe amare sul viso di chi é stato umiliato, derubato, sfiancato, sfruttato.

Sono povera, non posso che piegare la schiena sotto il sole cocente o tendere la mano ai passanti frettolosi, non posso che passare i giorni senza contare i minuti, il denaro, gli anni rubati, le speranze senza più luce.
Sono povera ma ho voce, la voce di chi canta per sé e per chi voce non ha, solo grandi occhi e fame di nuova vita.
Sono povera ma ricca di parole come mandorle amare, di fiato furente per scarnificare chi depreda, chi deruba, chi s’arricchisce sul costato dei cristi inchiodati al legno

  • Amelia De Simone
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Quel che mi sorprende

Quel che mi sorprende

Quel che mi sorprende
é ritrovare nella tua carne e nel respiro che mescoli al mio,
il mare, i vicoli, l’erba,
gli odori dell’infanzia, il vocío allegro di giovani donne in strada,
la luna, la gente in festa, il sonno che ristora, un ballo che non finisce mai,
Una musica gitana, un fiore che odora di sole, i disegni degli dei,
un vecchio quaderno di appunti, un vestito
troppo corto, l’indignazione per i soprusi,
cioccolato amaro e zenzero candito, mani intrecciate, un soffio di vento, i marosi, la malinconia, la meraviglia di amare con innocenza, la voglia di raccontarmi e contare le mie ossa.

Mi sorprende che tu possa aprire i miei  occhi ai bagliori senza bruciarli, mi sorprende che tu predìca e voglia contare tutte le mie vittorie, che tu sappia ciò che io non so, mi sorprende  ritrovare nella tua carne e nel respiro che mescoli al mio il mondo visibile e invisibile

Amelia De Simone – 29 luglio 2018

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Quanti anni ha

Quanti anni ha

Quanti anni ha un pezzo di costato,
Un pezzo d’anima andati via

Quanti anni ha un pezzo di cielo cancellato,
Un fiore senza colpe sradicato a forza.

Quanti anni ha chi ti riempie di vuoto il cuore,
Chi parlava con gli occhi ai tuoi occhi.

Quanti anni ha una vita colma della tua assenza,
Un ricordo senza riposo di quanto siamo stati sangue di sangue.

Quanti anni ha chi si é assentato da questo mondo,
Chi s’è fatto oltre, senza verbo e senza il tocco che creavano ristoro

(Io ti penso farfalla, che vola leggera, le ali piene di vita, la luce il tuo destino, per non cedere alle vertigini senza fine)

Amelia De Simone

Alla mia amatissima sorella Beatrice

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Ho una stanza dove tutto é segreto

Ho una stanza dove tutto é segreto

Ho una stanza dove tutto é segreto,

dai silenzi mistici ai sospiri d’amore,

ai ricordi di infante, alle bugie dette,

ai tormenti arrecati,  ai delitti perpetrati,

silenzio é dolore, silenzio é anche gioia,

silenzio é il mio viaggio interiore.

 

Non assenza di suono,

ma silenzio liturgico, ritrovo del pensiero più profondo e vero, nudo e sacro,

é una stanza  senza porte, con accesso segreto per chi ha gli occhi giusti.

Ho una stanza dove tutto é segreto e dove tutto ha il suo ordine,

spirito e carne,

memoria e futuro,

sogno e vita vera

Amelia De Simone – 5 aprile 2018

 

 

 

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E se non so nulla, so d’amarti

E se non so nulla, so d’amarti

Ma che ne sapevo io dell’amore?
Sapevo come si fa, come si fa all’amore,
ma chi mai m’aveva insegnato ad amare e ad amarmi?
Chi mi scrutava così nuda nonostante le vesti indosso?
Chi sapeva cosa c’era dietro il fiume di parole,
o il silenzio infantile e un po’ stolto
o a volte terribile, fatto di dolore e cicuta?
E chi ancora sapeva sfidare i miei pudori,
vincerli e accudirli?
E chi sapeva che nella preghiera avrei ritrovato me stessa,
guarito piaghe e lutti millenari,
e nello spirito riscoperto la comunione col simile illuminato?

Io non sapevo nulla, né sapevo
che uno sciamano quieto avrebbe squarciato ogni sapere
e rotte le vecchie vie sicure e amare,
come acque di parto,
e alla vita nuova mi avrebbe gemmata.

Che ne sapevo di mille cose mai fatte che non hanno più peso,
e di mille che sono storie incise nella pietra dura,
e fulgori nei giorni che lontani dovranno sorgere?
Che ne sapevo d’essere d’una materia rara e di rara vista,
che tu vedi, e agli altri non appare.

Io non so nulla dell’amore, tranne che è potente
quando mi insegni a non resistere, ma ad esistere con coscienza
e nella luce piena.

E se non so nulla, so d’amarti

Amelia De Simone – 14 febbraio 2018

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