Tu parlami, carne della mia carne

Ora non sei altro che montagna,
un rivolo d’oro sulla pietra arsa,
e quella luce che guizza nella grotta marina,
sei del sole il raggio che trafigge,
la punta acuminata d’un coltello
e l’acqua cheta, la rosa odorosa
e il silenzio sacro degli antichi chiostri,
sei un manoscritto antico e raro,
sei un fiotto di sangue che sgorga dalla bocca,
e occhi avidi di pace,
sei preghiera e rabbia,
sei quiete e furia,
tu parlami, carne della mia carne, io ti dipingo anche nelle parole
che qualcuno, sordo ai canti degli angeli, t’ha celato,
tratteggio i tuoi occhi senza resa,
di quel furore che tiene in vita,
di quel furore che toglie vita
a chi ha dato troppo sangue
e severa ha negato ore e balsamo
fino ai giorni del travaglio,
parlami e lascia che restituisca gli ori alla tua testa nobile
e le peci a chi, corrotto, spense il tuo spirito ardente

Amelia De Simone – 10 gennaio 2018

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